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Confindustria lancia l’allarme: «Economia italiana rallenta: senza pace in Medio Oriente sarà vicina allo zero»

14 Ottobre 2026 - 17:44 Marco Fedeli
Emanuele Orsini, presidente di Confindustria
Ad affermarlo è il rapporto di previsione del Centro Studi di Confindustria secondo cui sono i costi dell'energia a frenare gli investimenti
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Nel 2026 il Pil italiano ha registrato una crescita dell’1% grazie ai minori consumi delle famiglie, agli investimenti delle imprese e agli ultimi utilizzi del Pnrr. Tuttavia, già negli ultimi mesi dell’anno, sta avvenendo un rallentamento che dovrebbe proseguire fino al 2027, quando la crescita del Pil dovrebbe fermarsi allo 0,6%. Questo è lo scenario riguardo allo stato di salute dell’economia italiana delineato dal nuovo rapporto di previsione del Centro Studi di Confindustria. Un’ipotesi che non considera gli effetti della prossima legge di Bilancio che prevede maggiori spese per difesa ed energia. E che prevede un effetto positivo dato dall’abbassamento del prezzo del petrolio in seguito alla soluzione del conflitto in Medio Oriente dopo le elezioni di midterm americane. Ripristinando progressivamente i normali flussi di petrolio in uscita dal Golfo. Se così non fosse, e il prezzo del petrolio dovesse assestarsi oltre i 125 dollari o quello del gas a 90 euro, la crescita italiana per il 2027 sarebbe pari allo zero.

I motivi dietro il rallentamento

La crescita italiana resta secondo gli analisti di Confindustria quindi «fragile». Come sostiene il rapporto i principali problemi dell’economia italiana sono i costi dell’energia, che incidono sui costi della manifattura quasi il 40% in più rispetto a sei anni fa. A questo si lega l’inflazione, che ridurrà il potere d’acquisto delle famiglie, e il peso di ulteriori rialzi dei tassi di interesse sugli investimenti. Infine, il progressivo esaurimento del Pnrr.

Cosa chiedono gli industriali per la legge di Bilancio

Tra le righe dell’analisi, si possono leggere le principali richieste degli industriali italiani al governo per la legge di Bilancio e non solo. Per il presidente di Confindustria Emanuele Orsini la riduzione dei costi dell’energia è il tema prioritario e incrocia la riforma del sistema Ets, la tassa sull’anidride carbonica emessa e definita un «macigno per la competitività delle imprese». Quasi la metà della riduzione delle emissioni ottenuta tra il 2005 e il 2025, secondo il rapporto, è in realtà dovuta alla chiusura di impianti, mentre le risorse destinate alla decarbonizzazione delle imprese in Italia sono state in gran parte dirottate a coprire altre voci di spesa.

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