Il ministero chiede a un’insegnante di restituire 7.200 euro di stipendio, ma il debito non esiste: lei fa ricorso e vince
Doveva restituire 7.205 euro di stipendio che, secondo il ministero dell’Economia, aveva percepito senza averne diritto. Ma quei soldi le spettavano e a sbagliare era stata proprio l’amministrazione scolastica, che le aveva cancellato quattro anni di anzianità già riconosciuti. È successo a un’insegnante salentina, costretta a rivolgersi al tribunale per contestare la richiesta di restituzione. Dopo quasi due anni di vicissitudini burocratiche, il giudice del Lavoro di Lecce le ha dato ragione, stabilendo che il debito non esisteva. La vicenda è stata resa nota dalla Flc Cgil di Lecce, che ha assistito la docente nel ricorso.
I quattro anni di anzianità cancellati per errore
Tutto comincia nel gennaio 2024, quando l’istituto comprensivo in cui lavora l’insegnante emette un nuovo decreto di ricostruzione della carriera: si tratta del provvedimento con cui vengono conteggiati gli anni di servizio utili a determinare l’anzianità e, di conseguenza, lo stipendio. Nel caso della professoressa, però, qualcosa va storto. Interpretando in maniera errata una sentenza del 2023, l’amministrazione scolastica elimina dal conteggio quattro anni di servizio svolti prima dell’immissione in ruolo, tra il 1992 e il 1996.
La modifica produce conseguenze anche sulla retribuzione. Con quattro anni di anzianità in meno, secondo i nuovi calcoli della scuola, la docente avrebbe ricevuto più soldi di quelli che le spettavano. Così, nel febbraio 2025, il ministero dell’Economia e delle Finanze le notifica un‘ingiunzione di pagamento: deve restituire 7.205,19 euro, considerati stipendi indebitamente percepiti.
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Il ricorso e la sentenza del tribunale di Lecce
Come scrive il Corriere Salentino, l’insegnante, iscritta alla Flc Cgil, ha deciso di impugnare i provvedimenti. Il ricorso è arrivato davanti al tribunale del Lavoro di Lecce, che le ha dato ragione. Con la sentenza numero 4895/2026, depositata il 7 ottobre 2026, il giudice Luca Notarangelo ha accertato, secondo quanto riferito dal sindacato, che non esiste alcun debito da restituire.
La precedente sentenza del 2023, infatti, non autorizzava la scuola a cancellare quei quattro anni di anzianità. Viene quindi meno anche il presupposto su cui si basava la richiesta di rimborso.
«Il giudice ha chiarito senza mezzi termini l’abbaglio dell’amministrazione», ha commentato Francesca Franza, segretaria generale della Flc Cgil Lecce.

