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Le anziane prese a schiaffi e gli abusi sessuali nella Rsa degli orrori. Gli operatori incastrati dalle telecamere

15 Ottobre 2026 - 19:02 Antonia Verderosa
quattro anziane maltrattate dagli operatori sociosanitari in provincia di milano
Quattro donne sarebbero state picchiate e umiliate mentre venivano lavate, vestite e messe a letto. Due operatori sono indagati anche per violenza sessuale. Le indagini dei carabinieri del Nas, condotte con intercettazioni audio e video
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Schiaffi al volto e alla testa, tirate di capelli, insulti e minacce. Quattro anziane ospiti di una Rsa in provincia di Milano, avrebbero subito maltrattamenti dagli operatori sociosanitari. Le violenze, secondo gli investigatori, si sarebbero ripetute durante le operazioni quotidiane di assistenza, dalla vestizione alla messa a letto. Tre operatori sono stati interdetti all’esercizio della professione. Per i due uomini si aggiunge anche l’accusa di violenza sessuale.

Le anziane picchiate e umiliate durante l’assistenza

Secondo i carabinieri del Nas di Milano, le quattro donne sarebbero state afferrate per i capelli e percosse in viso e sul capo. Alle aggressioni fisiche si sarebbero aggiunte continue umiliazioni: insulti, derisioni e frasi intimidatorie rivolte alle anziane mentre venivano vestite o accompagnate a letto.

Le accuse di violenza sessuale a due operatori

Ancora più gravi le contestazioni nei confronti dei due operatori uomini, indagati anche per violenza sessuale. Secondo gli investigatori, i due avrebbero colpito le anziane nelle parti intime mentre le aiutavano a lavarsi, approfittando del fatto che le donne non erano in condizione di difendersi.

Le indagini dei Nas e il divieto di esercitare la professione

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Lodi e condotta dai carabinieri del Nas di Milano, si è avvalsa anche di intercettazioni audio e video all’interno della struttura. Il giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura, ha disposto per i tre operatori una misura cautelare interdittiva: non potranno esercitare la professione in alcuna struttura sanitaria o socio-assistenziale, pubblica o privata, su tutto il territorio nazionale. Nell’indagine è coinvolta anche una quarta operatrice, accusata di minacce aggravate.