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Congresso Lega, la promessa di Salvini: «Se verrò rieletto niente armi e soldi all’Ucraina» – La diretta

25 Ottobre 2026 - 12:43 Giovanni Ruggiero
salvini lega congresso
Oggi il voto leghista per il nuovo segretario. Quanto è quotato lo sfidante Garavaglia (che vorrebbe Salvini nella sua squadra). Giorgetti: «Non va tutto bene: basta nazionalismo». La frecciata del vicepremier: «Via il mio nome sul simbolo: propongo Italia federale»
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Il secondo e ultimo giorno del congresso straordinario della Lega è partito con quasi un’ora di ritardo, per problemi tecnici, al centro congressi Allianz MiCo di Milano. A scusarsi con la sala è stato Lorenzo Fontana, che presiede l’assemblea: «L’intelligenza artificiale evidentemente tanto intelligente ancora non è, abbiamo margini per sopravvivere». Nella giornata si arriva al confronto tra i due candidati alla segreteria: Matteo Salvini, che si è dimesso per rimettere il mandato al congresso, e Massimo Garavaglia, senatore ed ex ministro nel governo Draghi. Chi vince guiderà il partito per quattro anni, fino al 2030. Il programma prevede gli interventi di Fontana, dell’eurodeputata Silvia Sardone, dei ministri e dei due candidati, poi il voto segreto e, dopo la proclamazione, il discorso di chiusura del segretario eletto.

Cosa cambia nella Lega: nuovi organi, simbolo e nome

Tra i temi più attesi c’è quanto dirà Salvini sui nuovi organi previsti dallo statuto e approvati nella giornata precedente, e sul ruolo che potrebbe ritagliarsi Luca Zaia. Si tratta della segreteria politica, composta da nove membri, e del coordinatore federale delle segreterie: entrambi vengono scelti dal leader, che ha anche il potere di revocarli. Si guarda poi al simbolo, che potrebbe contenere la dicitura «Italia federale», legata a un vecchio copyright di Umberto Bossi, mantenendo la sagoma di Alberto da Giussano. In ogni caso si chiude l’epoca della «Lega Salvini premier», il nome attuale voluto dal vicepremier, alla guida del partito dal 2013. A imporlo è, tra le altre cose, la nuova legge elettorale.

La diretta streaming del congresso della Lega

Salvini lancia il nuovo simbolo: Italia federale

La scritta Lega grande sopra, l’Alberto di Giussano al centro e la dicitura gialla sotto “Italia federale“. «Proporrò questo simbolo, senza il mio nome» ha detto Matteo Salvini al congresso del Carroccio. Un logo che «tiene insieme il passato, il presente e il futuro» ha aggiunto.

Salvini: no ius scholae o ius soli

Nel suo discorso alla Lega il segretario Salvini ha anche garantito il suo no allo ius scholae o ius soli, «mai approvati».

Salvini e i zero soldi all'Ucraina

«Se sarò rieletto segretario» questo rappresenterà «un mandato grazie al quale andrò in Consiglio dei ministri a portare la posizione chiara della Lega: non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina». Lo annuncia Matteo Salvini. Subito dopo ha chiesto per alzata di mano alla platea chi fosse d’accordo su questo. Mani alzate a larga maggioranza.

Salvini a Garavalia: «Bene le pacche agli imprenditori, ma che ci votino»

Matteo Salvini, nel ruolo di segretario dimissionario della Lega, lancia una frecciatina allo sfidante Massimo Garavaglia dal palco del congresso straordinario del partito, in corso a Milano. Garavaglia prima aveva detto: «Io lunedì vado a visitare le aziende e domani sono nel Bresciano. Tutti gli imprenditori mi dicono: «Avanti così, salutami Giorgetti e ringrazialo”. Questo è fondamentale».

Poco dopo Salvini ha detto: «Gli imprenditori del Nord ci chiedevano di entrare nel governo Draghi, poi alle Politiche hanno votato gli unici che non erano nel governo Draghi. Oltre a Massimo (Garavaglia, sfidante alla segreteria, ndr) dico, ai complimenti a Giorgetti che faccio anche io, se ci votassero non farebbe schifo…la pacca sulla spalla alla Lega e il voto per qualcun altro non ci fa salvare le fabbriche dall’Ue». Salvini ha anche rimarcato: «Mi pento per la scelta e me ne assumo pienamente la responsabilità, entrando nel governo Draghi col Pd. Mai più, mai più, mai più».

Salvini: «Siamo patrioti contro questa Ue: perché ho separato giornalisti e delegati»

Dal palco del congresso straordinario della Lega, in corso a Milano, Matteo Salvini ha difeso l’identità patriottica del partito davanti ai delegati. «Adesso qualcuno storce il naso perché siamo patrioti, ma noi lo siamo perché questa Ue va cambiata da cima a fondo, è solo un enorme fardello», ha detto il leader del Carroccio, che ha poi descritto la Lega come una forza che si muove da outsider: «Siamo Davide contro Golia, i piccoli contro i grandi». Il suo ingresso in sala, secondo quanto riporta l’ANSA, è stato accompagnato da cori e bandiere sventolate, con la prima fila in gran parte seduta e i delegati che lo hanno accolto con gli applausi.

Il vicepremier è tornato anche sul rapporto con la stampa, spiegando di aver chiesto lui stesso agli organizzatori di sistemare i cronisti al piano di sotto, lontano dalla sala dove siedono i delegati. L’obiettivo, ha chiarito, era «non inquinare delegati e militanti che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega». Poi l’attacco diretto: «Anche oggi alcuni giornalisti servi stanno scrivendo cazzate». Salvini ha chiuso con un avvertimento sulle iniziative che, a suo dire, non giovano al partito: «Non si aiuta la Lega con i libri, le interviste e il gossip su Facebook».

Salvini: congresso unico luogo per dibattito

«Ringrazio Massimo per averci offerto la possibilità di fare un dibattito nell’unica sede in cui è opportuno fare un dibattito. Siamo qua perché come per Massimo per me da 36 anni la Lega è la mia famiglia, lo sanno i miei figli, chi vive con me, i miei genitori, per quanti di voi la Lega viene prima della famiglia?». L’ha detto Matteo Salvini dal palco del congresso straordinario della Lega, in corso a Milano

Garavaglia: «Diamoci una svegliata: in squadra vorrei fuoriclasse come Salvini»

Davanti ai delegati del congresso straordinario di Milano, il senatore Massimo Garavaglia ha spiegato così la sua corsa alla guida del partito, come riferisce l’ANSA: «L’obiettivo è invertire il trend, dobbiamo svegliarci». I sondaggi, ha detto, «sono indicazioni, danno una direzione», e il dato da cui partire è l’8,8% raccolto alle elezioni senza che il consenso sia cresciuto: «Dobbiamo crescere». Secondo l’ex ministro non basta un singolo intervento in manovra, perché «abbiamo fatto una rottamazione ma non è cambiato niente». Serve invece «risvegliare il sogno» e farlo «tutti insieme». Garavaglia si è dato anche una scadenza: «Tra qualche settimana si vede, se risaliamo questo congresso è servito, altrimenti abbiamo un serio problema». Per lui la strada passa dal vivaio: comprare un giocatore, ha ricordato, «non ha funzionato», perché chi arriva dal mercato se ne va davanti a un’offerta migliore, mentre chi cresce in casa ha «attaccamento alla maglia». Se vincesse, ha detto, vorrebbe accanto a sé Zaia, Durigon, Giorgetti e «ovviamente» Matteo Salvini: «Noi i fuoriclasse li abbiamo».

Sul piano politico, il candidato ha chiesto «una Lega moderna e pragmatica» e ha ripreso lo slogan che, a suo dire, Salvini scandiva ai cortei dei giovani padani: «né neri né rossi, ma liberi con Bossi». Ha poi precisato che «la Lega non è estrema e l’estrema destra non è nel nostro dna», aggiungendo che «nel sociale la Lega è più a sinistra della sinistra e dobbiamo esserne orgogliosi». Ha messo in guardia dai «rigurgiti statalisti» e ha chiesto di ridurre le differenze territoriali. La definizione che ne ha dato è questa: «liberale, popolana e non populista, c’è una grande differenza», cioè «il sindacato del territorio, meglio dire delle terre». Garavaglia ha infine promesso un clima senza resa dei conti: «Dovessi mai vincere, non ci sarà nessuna rappresaglia, nessuna punizione, nessuna lista nera: siamo una famiglia». A chi pensasse di «far fuori il vicino», ha detto, quella strategia ha già perso. Ai delegati ha chiesto di votare «liberamente e senza paura», perché, ha concluso, «io non sono qua per le poltrone ma per la Lega».

Foglio: quanto è quotata la candidatura di Garavaglia

Nella sfida per la segreteria tra Salvini e Garavaglia, ribattezzato nei corridoi «Garavaglietti», lo sfidante viene dato a quota 230 voti. Un risultato che, scrive Carmelo Caruso, sarebbe «enorme». A pesare è anche la presa di posizione di Giorgetti, che nel suo intervento si è schierato apertamente dalla parte di Garavaglia: «La diversità è un valore», ha detto, aggiungendo che «ci sono cose che non vanno» e che «io non credo nella Lega nazionalista».

Il voto è previsto dopo l’ora di pranzo. I delegati registrati sono 614 su 707 e dovranno scrivere il nome del candidato in stampatello. Il Veneto dovrebbe votare scheda bianca, mentre sullo sfondo c’è il nuovo simbolo: resta l’Albertino da Giussano con la scritta Lega, ma al posto di «Salvini premier» compare «Italia federale». Secondo Caruso la scelta non sarebbe particolarmente gradita al sud, dove la Lega di Salvini è ormai «Forza Durigon», una «forza sud». Il verdetto del cronista: tra scheda bianca e Garavaglietti, per Salvini sono «problemetti».

Calderoli: «Finito il Congresso, basta menate. Come diceva Bossi»

Con le mozioni «abbiamo approvato i contenuti» e poi «abbiamo approvato le modifiche allo statuto, abbiamo creato il che cosa fare e gli strumenti per poterli fare, poi spetterà al segretario che proclameremo guidare la macchina che vorrei fosse una macchina da guerra. Però, poi, finita questa competizione, ragazzi miei, ricordo quando Bossi diceva: dobbiamo essere fratelli sul libero suolo. Stop a tutte le menate perché bisogna far crescere il consenso»: così il ministro Roberto Calderoli al congresso della Lega a Milano.

Giorgetti: «Facciamo entrare in squadra chi ha più consensi»

«Va tutto bene? No, non va tutto bene. Lo percepiamo chiaramente che abbiamo dei problemi. Siamo qua per migliorare. Ed è perfettamente comprensibile per chi partiva da zero. Marti (segretario della Lega in Puglia, ndr) è chiaro che tu sei contento se fai un 8%. Il problema è se a Bergamo, dove erano abituati a fare il 50%, fanno il 20% e si incazzano e si chiedono perché. E allora come si fa a recuperare? Qui si è parlato di squadra. Io dico semplicemente: facciamo salire in squadra quelli che hanno dimostrato sul territorio di riuscire a produrre consenso». Così il leghista Giancarlo Giorgetti, intervenendo al congresso straordinario del partito in corso a Milano.

E ha concluso: «Si è parlato di gioco all’attacco, io purtroppo ho sempre giocato in porta, fa parte del mio carattere. Se vi serve un portiere ci sarò, sennò avanti gli altri».

Giorgetti: «Serve Lega di lotta, troppo al governo ci si atrofizza»

«Una cosa deve essere chiara: senza la Lega di lotta non si va al governo»: così il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al congresso della Lega in corso a Milano. «Poi attenzione al circolo vizioso, quando stai troppo al governo ti atrofizzi, diventa tremendamente difficile tornare a essere di lotta. Dobbiamo trovare il giusto mix», ha aggiunto.

«Io credevo e credo in una Lega nazionale, ma non una Lega nazionalista – ha aggiunto Giorgetti – Sono due cose completamente diverse».

Valditara: «Voterò Salvini per Lega federale e nazionale»

«Voterò concretamente Salvini. Sono nato politicamente nella Lega, l’idea che ho sempre avuto è quella di una Lega federale e nazionale: quando Salvini è stato eletto nel 2013, ho trovato l’uomo giusto che poteva rappresentare l’idea giusta»: così il ministro per l’Istruzione Giuseppe Valditara durante il congresso della Lega a Milano.

«Il federalismo o è nazionale o non è. Io vado sui territori, in Puglia, in Calabria, in Friuli, in Veneto – ha aggiunto -. La Lega è in calo quando non ci si dà da fare sul territorio». «La Lega – ha concluso – è in ricrescita, forse perché abbiamo messo in cantiere il tetto agli stranieri, il no al burqa e l’obbligo per gli stranieri di imparare italiano, da qua dobbiamo ripartire con Salvini».

Sardone: «Da domani basta polemiche»

Dal palco del congresso straordinario della Lega a Milano, l’europarlamentare Silvia Sardone ha chiesto al partito di cambiare registro. Ha ricordato un episodio di qualche mese fa, quando venne pubblicata una sua frase scritta in una chat che credeva riservata: «Avvisatemi quando esce sui giornali qualcosa che non siano solo polemiche interne». Da qui l’annuncio: «Da domani basta. Già ci danno poco spazio, se poi lo usiamo per massacrarci non credo che facciamo il bene del partito». Sardone ha aggiunto che, con il consenso in calo, non le sembra «un’ideona attaccare il leader tutti i giorni». Vuole però guardare avanti e considera l’assise «un’opportunità di rilancio e futuro». Nel suo intervento ha citato anche Benjamin Franklin e la nascita degli Stati Uniti come stato federale: «Dobbiamo davvero stare uniti o con tutta probabilità finiremo impiccati». Poi ha chiuso con un invito ai delegati: «A voi la scelta».

Sul piano politico, Sardone ha rivendicato l’idea di una Lega d’attacco: «Non una Lega democristiana». Ha risposto a chi sostiene che il partito non sia né di destra né di sinistra: «Io non sono mai stata comunista, i comunisti li combatto e ho anche una certa allergia». Rivolgendosi a Matteo Salvini, ha garantito il proprio voto ma ha posto una condizione: «Mai più governi col Pd e governi tecnici o inciuci. Se qualcuno ti consiglia queste cose, non le ascoltare». Per l’europarlamentare, il Carroccio deve essere anche «il partito che premia il merito», senza spazio per i «lacchè», cioè chi si limita a dire sempre sì, né per chi, comodamente seduto, indica ciò che non funziona «aspettando magari sulla riva del fiume momenti peggiori». Quanto al metodo, per Sardone la Lega è forte «quando dà battaglia, quando è orgogliosa, quando non arretra ma anzi avanza», e le sfide vanno affrontate «con coraggio e determinazione».