Ultime notizie AutotrasportatoriGiorgia MeloniGiovaniScontriUcraina
ESTERIBenjamin NetanyahuCrisi Usa - IranDonald TrumpIranIsraeleNucleareTel AvivUSA

Netanyahu, la foto di Tel Aviv distrutta dall’Iran e le chiamate a Trump: «Sostienimi». Fonti Usa: «È disperato» – La diretta

25 Ottobre 2026 - 17:05 Diego Messini
netanyahu atomica
A 48 ore dal voto il premier israeliano tenta il tutto per tutto e rilancia sulla minaccia dell'Iran. I segnali di Trump
Google Preferred Site

A scatenare un acceso scontro politico è stata la pubblicazione, sull’account X del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dell’immagine di un’esplosione nucleare su Tel Aviv. Il premier ha condiviso un intervento dello scrittore Yuval Blumberg, incentrato sulla natura esistenziale della minaccia atomica iraniana rispetto a qualsiasi altra questione interna o giudiziaria (come lo scandalo “Qatargate” che lambisce collaboratori vicini a Netanyahu, tra cui Jonathan Urich). Secondo la tesi rilanciata, l’arco temporale per neutralizzare il potenziale nucleare di Teheran coincide esclusivamente con i due anni rimanenti del mandato di Donald Trump alla Casa Bianca, prima che un cambio al vertice statunitense possa mutare la postura strategica di Washington.

Trump gioca col fuoco sull'Iran: «Accordo o distruzione?»

Donald Trump ha ribadito di trovarsi di fronte a un bivio riguardo all’Iran: raggiungere un accordo diplomatico o procedere alla totale distruzione militare. «Devo stipulare un accordo o devo farla finita con loro? È questa l’unica domanda», ha ripetuto il presidente in un’intervista a Fox news ribadendo che gli Usa detengono il controllo assoluto dello stretto di Hormuz.

Le chiamate di Netanyahu a Trump: «Sostienimi»

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto nei giorni scorsi al presidente Trump di manifestare un sostegno pubblico più marcato alla sua campagna elettorale. Lo riporta Axios citando una fonte statunitense informata sui fatti e una fonte israeliana a conoscenza della questione. Secondo la fonte statunitense, la Casa Bianca interpreta l’insistente pressione di Netanyahu come un ‘segno di disperazione’ e un’indicazione del fatto che il leader israeliano ritenga di essere in svantaggio. Neta Molcho, portavoce del partito Likud di Netanyahu, ha smentito che il primo ministro abbia chiesto a Trump di sostenere la sua campagna «nei giorni scorsi o prima del suo endorsement», mentre la Casa Bianca non ha risposto a una richiesta di commento.

La fonte statunitense di Axios ha riferito che Netanyahu ha parlato con Trump due volte negli ultimi tre giorni, chiedendogli di rafforzare il sostegno già espresso la scorsa settimana tramite un post su Truth. Netanyahu avrebbe persino suggerito il testo di ulteriori dichiarazioni di supporto. Una fonte israeliana informata sulle iniziative di Netanyahu ha aggiunto che il primo ministro israeliano ha proposto a Trump di tenere colloqui con giornalisti israeliani per ribadire il proprio sostegno.

La reazione interna: l'opposizione attacca il premier

L’iniziativa digitale di Netanyahu ha suscitato immediate critiche sul piano interno. Yair Golan, leader del partito progressista I Democratici, ha attaccato duramente il capo del governo sostenendo la necessità di allontanarlo dai social network. Secondo Golan, la presidenza e la sua cerchia avrebbero perso il contatto con la realtà, ricorrendo a una narrazione basata sulla paura mentre aumenta la pressione politica e sociale per un avvicendamento alla guida del Paese.

Nuove vittime a Gaza: colpita Deir el-Balah

Parallelamente al dibattito strategico, proseguono le operazioni militari delle forze israeliane nella Striscia di Gaza. Secondo quanto riportato dall’emittente Al Jazeera, due persone hanno perso la vita nelle ultime ore: tra loro una bambina di otto anni, raggiunta da colpi d’arma da fuoco nel centro di Deir el-Balah, e un secondo civile rimasto ucciso in un attacco ad al-Mazraa. Raid condotti con droni hanno preso di mira anche un’area all’interno del campus dell’Università Islamica, a ovest di Gaza City, provocando diversi feriti gravi. Il Ministero dell’Istruzione locale ha inoltre denunciato la morte di dieci studenti e di un docente nei raid condotti tra il 18 e il 24 ottobre.

Teheran non arretra: lo stop diplomatico e il piano contro il personale Usa

Dal fronte iraniano arrivano risposte intransigenti sia sul piano formale sia su quello dell’intelligence. Il presidente del Parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato all’agenzia IRNA che nessuna minaccia di guerra su larga scala o di attacchi mirati fermerà i programmi e i diritti strategici della Repubblica Islamica, ribadendo la totale diffidenza verso gli impegni statunitensi finché non muterà la linea di Washington.

A delineare uno scenario ancora più allarmante sono due funzionari iraniani (incluso un esponente dei Guardiani della Rivoluzione) citati dal New York Times: secondo le fonti, l’elenco dei potenziali bersagli di Teheran in caso di conflitto si è esteso a diplomatici e personale statunitense all’estero. Una strategia rivendicata come “legittima rappresaglia” per le perdite subite dall’Iran tra funzionari e famiglie negli ultimi anni, sebbene restino dubbi sulle reali capacità operative di condurre tali azioni su scala internazionale.

leggi anche