La riforma della direttiva sul tabacco accende lo scontro in Ue. E adesso le lobby propongono: «Vietate le sigarette ma non i prodotti a base di nicotina»
C’è un dossier, finora poco dibattuto in Italia, che da qualche tempo agita la politica europea: la riforma della direttiva sui prodotti a base di tabacco. Bruxelles è più intenzionata che mai a rivedere le regole e introdurre una stretta per il settore. Una prospettiva che l’industria vuole evitare a tutti i costi, così da salvaguardare i propri interessi economici. E per riuscirci, sembra proprio che si stia dando da fare. Secondo i dati raccolti dall’organizzazione Smoke Free Partnership, dall’estate del 2024 ad oggi gli eurodeputati hanno dichiarato oltre 400 incontri con rappresentanti delle lobby del tabacco e della nicotina. Nell’intera legislatura precedente, ossia dal 2019 al 2024, erano stati circa cento.
La riforma sul tavolo e il fronte italiano
Al centro degli sforzi di lobbying dell’industria del tabacco c’è il percorso avviato dalla Commissione europea per aggiornare la direttiva quadro sul settore, che regola non solo la produzione di sigarette e prodotti correlati, ma anche la loro presentazione, le attività pubblicitarie e le modalità di vendita. La proposta legislativa, attesa entro la fine dell’anno, non affronterà soltanto la questione di quanto spazio lasciare alle sigarette tradizionali. Al centro c’è anche il trattamento riservato a prodotti come il tabacco riscaldato, le sigarette elettroniche e le bustine di nicotina.
L’ambizione, emersa già più volte in questi mesi, è di poter contare su una generazione libera dal tabacco entro il 2040. Ad oggi, però, esistono diverse visioni su come l’Unione europea dovrebbe arrivare a questo obiettivo. Per le istituzioni europee, stringere le maglie significa ridurre l’esposizione ai prodotti che creano dipendenza e prevenire le malattie associate al fumo. Per le aziende, invece, le nuove regole possono incidere sulla competitività del settore e sulla possibilità di sviluppare prodotti che l’industria presenta come alternative meno dannose alle sigarette tradizionali.
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Quattro volte più incontri: la pressione della lobby
L’Italia, in questa partita, ha molto da giocarsi. Lo sanno bene i rappresentanti della lobby del tabacco, che infatti hanno incontrato gli eurodeputati italiani più di qualunque altra delegazione all’interno del Parlamento europeo. Secondo Politico, in oltre un quinto degli incontri dichiarati tra i rappresentanti dell’industria e i parlamentari, era presente almeno un italiano. La ragione è che l’Italia è il Paese che potrebbe fare da ago della bilancia al Consiglio europeo: innanzitutto per il suo peso politico, ma anche perché è il primo produttore europeo di foglie di tabacco.
Per quanto riguarda l’appartenenza politica, circa tre incontri su quattro (il 75%) promossi dalla lobby del tabacco hanno coinvolto parlamentari del Partito popolare europeo, dei Conservatori e riformisti e dei Patrioti per l’Europa: le tre famiglie politiche di destra e centrodestra. Il nodo che più divide legislatori e industria è quello relativo ai nuovi prodotti come sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato (IQOS), che secondo le aziende dovrebbero essere normati in modo distinto dalle sigarette tradizionali. Le organizzazioni per la salute pubblica contestano questa narrazione e sostengono che potrebbe tradursi in una regolamentazione più debole.
«Perché l’Europa non vieta le sigarette?»
Di recente, è circolata anche una lettera firmata da otto governi dell’Ue che chiede di vietare i nuovi prodotti a base di nicotina, come stuzzicadenti e perle. Una presa di posizione contestata dall’industria, che in cambio arriva a proporre ciò che fino a qualche anno fa sembrava quasi impensabile: mettere al bando le sigarette tradizionali. «Perché non vietiamo le sigarette invece di vietare prodotti che offrono soluzioni migliori? Non capisco», si è chiesto Marco Hannappel, presidente europeo di Philip Morris International, intervistato da Rapporteur. Il colosso del tabacco, d’altronde, sta già pensando di eliminare gradualmente le sigarette, dato che i nuovi prodotti a base di nicotina rappresentano il 50% del fatturato.
La coalizione di otto governi che ha scritto alla Commissione europea, guidata dai Paesi Bassi, propone di “congelare” il mercato per impedire l’ingresso di nuovi prodotti «contenenti qualsiasi forma di nicotina o una sostanza con proprietà simili alla nicotina, o di dispositivi utilizzati per la somministrazione di tali prodotti». Secondo l’industria, questi prodotti sono meno dannosi delle sigarette. La Commissione europea, invece, non ne è convinta. Per scoprire come intende agire e quali prodotti intende vietare, bisognerà aspettare l’annuncio previsto per dicembre.
Foto copertina: Dreamstime/Darius Strazdas

