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Che cosa c’entrano le elezioni in Svezia con la tassa europea su sigarette e Iqos

31 Agosto 2026 - 17:52 Gianluca Brambilla
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Il 13 settembre gli svedesi vanno alle urne, proprio alla vigilia del Consiglio Ue sulle nuove accise sul tabacco. Stoccolma finora ha frenato la riforma, soprattutto per le tasse su snus e bustine di nicotina
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C’è un appuntamento elettorale da cui potrebbe dipendere l’introduzione o meno di una tassa europea sul tabacco: le elezioni in Svezia. Il Paese scandinavo andrà al voto il 13 settembre, proprio alla vigilia del Consiglio Ue chiamato a decidere su uno dei dossier fiscali più controversi del momento. Finora, il voto contrario di Stoccolma alla nuova imposta ha bloccato l’iter legislativo, ma – secondo quanto scrive Euractiv – l’incertezza creata dalle elezioni potrebbe convincere il governo svedese ad astenersi al vertice del 14 settembre, spianando di fatto la strada alla revisione delle tasse europee sul tabacco.

L’obiettivo: arrivare alla prima generazione “tobacco free”

In realtà, secondo fonti diplomatiche citate da Euractiv, lo stallo sulla revisione della Direttiva sulle accise del tabacco (Ted) difficilmente si sbloccherà già alla riunione del 14 settembre. La Svezia, che andrà alle urne appena un giorno prima, potrebbe non essere nelle condizioni di definire rapidamente una nuova posizione sul dossier, che inevitabilmente dipenderà anche dall’esito delle elezioni. In ogni caso, l’Irlanda – che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue fino a fine anno – punta a chiudere i negoziati a ottobre. Una delle date chiave potrebbe essere il Consiglio Ecofin del 9 ottobre, quando potrebbe arrivare un voto sulla revisione della direttiva. Se nel frattempo la Svezia fosse ancora impegnata nella formazione del governo, potrebbe scegliere di astenersi. E proprio questa astensione potrebbe rendere più semplice raggiungere un accordo.

La revisione della direttiva europea sulle accise del tabacco è uno dei pilastri del Piano europeo di lotta al cancro, che punta a creare la prima generazione “tobacco-free”, in cui meno del 5 per cento della popolazione fuma, entro il 2040. C’è solo un problema: Bruxelles non ha il potere di imporre un divieto generale di fumo, perché la politica sanitaria resta una prerogativa degli Stati membri. Ciò che può fare, semmai, è usare i suoi poteri fiscali per disincentivare la vendita di tabacco all’interno del Vecchio Continente.

Che cosa cambia con la nuova direttiva sulle accise sul tabacco

La proposta della Commissione europea, in particolare, punta a riscrivere le regole comuni sulle accise, aggiornando i livelli minimi di tassazione che gli Stati membri devono applicare alle sigarette. In più, estenderebbe il quadro europeo a prodotti che oggi non sono disciplinati allo stesso modo, come sigarette elettroniche, prodotti a tabacco riscaldato (IQOS) e bustine di nicotina, su cui verrebbe introdotta di fatto una nuova accisa minima obbligatoria. Gli aumenti proposti andrebbero a confluire nel prossimo bilancio pluriennale di Bruxelles, che mira a raccogliere 11,2 miliardi di euro ogni anno dalle entrate fiscali nazionali sul tabacco.

L’ostacolo politico più grande: lo snus

Il principale ostacolo politico arriva dalla Svezia e ha un nome ben preciso: snus. Si tratta del tradizionale prodotto di tabacco orale svedese, il cui commercio è vietato nel resto dell’Unione europea. La Commissione ha mantenuto lo snus svedese fuori dal campo di applicazione della proposta, in linea con l’eccezione prevista dall’atto di adesione della Svezia all’Ue. Il problema, semmai, riguarda soprattutto le bustine di nicotina, prodotti simili allo snus ma che non contengono tabacco.

La diffusione di questi prodotti ha dato il via a una battaglia politica sul modo in cui l’Unione europea dovrebbe tassare i prodotti alternativi alle sigarette. La linea di Stoccolma è che i prodotti senza combustione non debbano essere tassati come le sigarette tradizionali, che sono più nocive per la salute. Istituzioni europee e organizzazioni sanitarie non la vedono alle stesso modo e sostengono che le alternative alla sigaretta siano diventate di fatto un nuovo canale di dipendenza dalla nicotina.

Wikipedia | Lo snus svedese

Il ruolo decisivo delle elezioni in Svezia

Finora, come detto, il voto contrario di Stoccolma ha impedito il raggiungimento di una maggioranza a sostegno delle nuove imposte. Ma se dopo il voto del 13 settembre si aprisse una lunga trattativa per formare il governo, il nuovo esecutivo svedese potrebbe non essere in grado di formulare una posizione politica sul dossier delle accise sul tabacco e decidere di astenersi. Questo scenario, confermato come possibile da alcuni diplomatici europei, permetterebbe di fatto alla riforma di essere approvata già prima di fine anno.

Italia sotto la media Ue per consumo di tabacco

I dati più recenti di Eurostat mostrano quanto sia delicata la questione per la Svezia. Nel 2025, il 16,5% degli europei di almeno 16 anni dichiarava di utilizzare quotidianamente tabacco o prodotti correlati (comprese sigarette elettroniche, bustine di nicotina e prodotti a tabacco riscaldato), in calo rispetto al 17,5% del 2022. La Svezia, con il 23,9%, è al secondo posto nell’Ue, dietro soltanto alla Bulgaria (26,3%) e davanti alla Croazia (23,6%). Un dato che, letto insieme alla particolare diffusione dello snus e delle bustine di nicotina, spiega perché Stoccolma sia così reticente all’ipotesi di una stretta fiscale su questi prodotti. L‘Italia, invece, si colloca sotto la media europea, con poco più del 15% della popolazione over 16 che fuma quotidianamente sigarette o usa bustine di nicotina. I Paesi più virtuosi sono Paesi Bassi (9,9%), Irlanda (11,7%) e Belgio (13,6%).

Foto copertina: EPA/Luong Thai Linh

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