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Dopo Mbappè, l’ira della Cina si abbatte anche su Hello Kitty: «Altera la storia». Cosa è successo

29 Ottobre 2026 - 23:45 Anna Clarissa Mendi
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Al centro della controversia c’è un accordo per la produzione di gadget e pupazzi ispirati a Vivant, serie tv giapponese finita nell’occhio del ciclone per alcune scene in cui agenti cinesi torturano 007 giapponesi
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Dopo Mbappé, anche Hello Kitty finisce nel mirino della Cina. L’azienda giapponese Sanrio, che commercializza i prodotti legati al celebre personaggio immaginario, è accusata di «alterare la storia». Persino il Global Times è intervenuto con un duro editoriale, alimentando ulteriormente le polemiche. Al centro della controversia c’è un accordo per la produzione di gadget e pupazzi ispirati a Vivant, serie televisiva giapponese finita nell’occhio del ciclone per alcune scene in cui agenti cinesi torturano 007 giapponesi. Secondo la televisione di Stato Cctv, quelle immagini richiamerebbero «le atrocità commesse dall’esercito invasore giapponese contro i cinesi», ribaltando così la ricostruzione storica delle responsabilità. La Tbs, emittente che ha realizzato la serie, ha respinto le accuse, precisando che si tratta di un’opera di fantasia, priva di qualsiasi intento denigratorio nei confronti di un Paese. 

L’accusa e il duro editoriale sui media cinesi

Un chiarimento giudicato da Pechino insufficiente. Anche il ministero degli Esteri cinese ha denunciato la presenza in Giappone di una corrente che farebbe ricorso ai prodotti culturali per «demonizzare» il Paese. A finire sul banco degli imputati, oltre a Sanrio, sono anche gli sceneggiatori della serie. Per i media cinesi, infatti, non si tratta di una semplice spy story, ma di un tentativo di «distorcere la realtà», presentando il bianco come nero. Altro che «libera invenzione» narrativa, secondo la stampa cinese dietro la vicenda si celerebbe un tentativo riconducibile all’estrema destra giapponese di riscrivere la Storia per «assolversi dai mali commessi». A oltre ottant’anni dalla fine della guerra sino-giapponese, un conflitto costato la vita a decine di milioni di civili cinesi, le ferite del passato restano ancora profonde.

Il contratto stracciato

Le proteste sembrano aver prodotto effetti in tempi rapidissimi. Chiamata in causa, Sanrio, l’azienda fondata da Shintaro Tsuji, oggi novantottenne, avrebbe già cancellato l’accordo. Tsuji, segnato dalle atrocità della guerra a cui assistette in prima persona, ha sempre sostenuto la necessità di promuovere l’armonia e la concordia tra le persone, riassumendo la propria filosofia nell’invito ad «andare tutti d’amore e d’accordo».

Foto copertina: PEXELS/ELINA VOLKOVA

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