Visita fiscale, non rispondere al citofono al medico dell’Inps potrebbe non portare più a tagli dell’indennità o a sanzioni disciplinari
Da adesso il lavoratore che si trova a casa per malattia potrà dimostrare la propria presenza a casa anche se non ha risposto al citofono durante le fasce di reperibilità della visita fiscale dell’Inps. Prima invece questo si sarebbe tradotto quasi automaticamente in un’assenza ingiustificata con un taglio dell’indennità di malattia e il rischio di sanzioni disciplinari. A deciderlo è stato il Tribunale di Avellino, con una sentenza del 14 settembre che ha accolto il ricorso di un collaboratore scolastico. Il giudice ha stabilito il principio per cui il verbale del medico, che attesta solo la mancata risposta, non equivale alla prova assoluta che il lavoratore non fosse a casa sua.
Che cosa prova il verbale del medico
Il verbale redatto dal medico incaricato della visita fiscale dall’Inps è un atto pubblico e prova, fino a querela di falso, i fatti che il medico attesta di avere compiuto o constatato personalmente. Il medico può quindi certificare di aver suonato il campanello e non aver ricevuto risposta, ma non può certificare l’assenza materiale del lavoratore presso l’abitazione.
Quali prove può avanzare il lavoratore
Malgrado non sia sufficiente dichiarare semplicemente di non aver sentito il campanello, il lavoratore può comunque avanzare una serie di prove a sostegno della sua presenza in casa durante il controllo medico previsto. Tra queste ci sono le testimonianze dei parenti, la documentazione sanitaria del medico curante e i verbali dei controlli fiscali svolti in precedenza, che attestano le condizioni di reperibilità.

