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San Siro diventa un caso elettorale: i candidati alla poltrona di sindaco di Milano riaprono la partita sulla demolizione del Meazza

02 Novembre 2026 - 14:00 Gianluca Brambilla
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Majorino e gli altri candidati più a sinistra avvertono: «La battaglia non è finita». Calabresi sposa la proposta di La Russa: tenere in piedi il vecchio stadio, accanto a quello nuovo
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E quindi a Milano è tutto pronto per il nuovo San Siro? Non proprio. La presentazione del Generali Stadium, l’impianto che sorgerà affianco al Meazza, sembrava rappresentare un ulteriore passo verso la demolizione della “scala del calcio” e l’avvio dei lavori per il nuovo stadio. E invece, non è detto che le cose andranno proprio così. A suggerirlo è il dibattito nato in questi giorni tra gli aspiranti successori del sindaco Beppe Sala, specialmente tra le fila del centrosinistra. C’è chi chiede di tenere in piedi il vecchio San Siro, chi propone di usare tutti i soldi incassati dal Comune per evitare la gentrificazione del quartiere e addirittura chi propone di valutare una revoca della delibera con cui l’area dello stadio è stata ceduta a Inter e Milan.

I candidati più a sinistra promettono di fermare (o modificare) il progetto

Al primo confronto tra i possibili candidati alle primarie del centrosinistra, il dossier San Siro è stato tra quelli che più hanno animato il dibattito. «Non se ne deve andare via un abitante da San Siro. Dobbiamo in tutti i modi fermare la gentrificazione di quel quartiere», ha messo in guardia Lorenzo Pacini, assessore del Municipio 1 e candidato a Palazzo Marino con una proposta che guarda alla piattaforma radicale che ha premiato Zohran Mamdani a New York. La sua proposta è chiara: prendere i 197milioni incassati dal Comune per la vendita di San Siro e reinvestirli interamente nel quartiere e nella riqualificazione delle case popolari.

Oltre a Pacini, anche Carlotta Cossutta, Tommasso Goisis e Pierfrancesco Majorino hanno preso le distanze da come è stata gestita la vendita di San Siro e si sono impegnati a sostenere una valutazione di impatto sanitario preventiva, pubblica, indipendente e vincolante. «Questa battaglia non è finita», ha avvertito Majorino durante il dibattito, invitando cittadini e comitati a proseguire la mobilitazione. Netta anche la posizione di Goisis: «Se divento sindaco, convoco l’avvocatura comunale e i dirigenti dell’urbanistica, chiedendo loro di fare uno studio che dica a quali condizioni e con quali rischi la demolizione di San Siro può essere fermata. Se non si può fare, chiederò come si può garantire il massimo interesse pubblico dall’operazione».

La proposta di Calabresi: «Teniamo in piedi anche il vecchio stadio»

Ma a criticare l’approccio del Comune sul dossier San Siro è anche il candidato più moderato tra quelli in corsa alle primarie del centrosinistra, ossia Mario Calabresi. «San Siro è stato venduto, ma il progetto definitivo e il piano attuativo per l’area del vecchio Meazza non sono stati ancora presentati. Se durante il percorso potesse emergere la possibilità di tenerlo in piedi con una nuova missione, risparmiando i 120 milioni della demolizione e l’impatto ambientale, sarebbe un’opportunità da valutare», ha detto l’ex direttore di Chora in un’intervista al Corriere. Parole che certamente non hanno fatto piacere al sindaco Sala, che infatti gli ha risposto a stretto giro: «Politicamente trovo un po’ bizzarro che Mario Calabresi, che dovrà farsi appoggiare da questa parte politica, metta dei dubbi su decisioni prese recentemente», ha commentato il primo cittadino milanese.

L’unica candidata favorevole all’abbattimento di San Siro

Tra i candidati in campo per le primarie nel centrosinistra ce n’è soltanto uno che difende l’operato dell’amministrazione. Si tratta di Anna Scavuzzo, vice di Sala, che oggi ha colto la palla al balzo per rispondere alle esternazioni di Calabresi. «Se Mario Calabresi vuole discutere del futuro di San Siro, io sono pronta, ma francamente mi stupisce sentire gli stessi argomenti che ho confutato mesi fa a Ignazio La Russa», dice la vicesindaca in un’intervista al Corriere. Già, perché anche tra le fila del centrodestra non tutti sono convinti dell’operazione. Ancora non è chiaro chi sceglieranno i leader della coalizione, ma i tre nomi che circolano più insistenza sono quelli di Silvia Sardone (Lega), Maurizio Lupi (leader di Noi Moderati) e Matteo Perego di Cremnago (sottosegretario alla Difesa in quota Forza Italia).

ANSA/Matteo Corner | Anna Scavuzzo, vicesindaco di Milano

Anche a destra c’è chi vuole tenere in piedi San Siro

Ma a prescindere da chi sarà il leader, Ignazio La Russa ha pensato bene di mettere le mani sul dossier San Siro, assicurando che, se vincerà il centrodestra, il vecchio stadio non sarà demolito. «Milano ha diritto ad avere uno stadio moderno ed europeo che serve alla città e alle società, quindi viva il nuovo stadio che mi è anche piaciuto, un po’ algido ma mi è molto piaciuto. Ma nello stesso tempo – ha osservato il presidente del Senato – non vedo ragione per cui non si possa tenere, come in molte città d’Europa e del mondo, un altro stadio lì a poche decine di metri». Insomma, chi pensava che la presentazione dei primi rendering avrebbero spazzato via i dubbi sul dossier San Siro è stato costretto a ricredersi. E l’impressione è che il futuro dello stadio (e del quartiere) dipenderà in buona parte da chi vincerà le elezioni comunali del prossimo anno.

ANSA | Un’immagine del nuovo stadio di Milano che si chiamerà Generali Stadium

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