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Mario Calabresi lascia la direzione di Chora e si candida a Milano. Ma c’è il test delle primarie

01 Settembre 2026 - 13:22 Sara Menafra
mario calabresi sindaco milano
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La decisione del giornalista che prelude alla corsa verso palazzo Marino. Quali sono gli ostacoli che dovrà affrontare
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Mario Calabresi ha deciso da tempo, racconta chi lo conosce bene e confermano a Open dal Pd. Ma in questi giorni sta muovendo i passi per l’ufficialità della candidatura a sindaco di Milano. Una scelta che non implica un percorso facile ma che il direttore editoriale di Chora, già alla guida di Repubblica e della Stampa, ha deciso convintamente di intraprendere.

In queste ore il giornalista ha fatto sapere alla sua redazione, che cura podcast e informazione insieme a Will Media (del gruppo Chora Calabresi è anche comproprietario, con una quota di minoranza che però ha deciso di lasciare), che abbandonerà tutti i ruoli editoriali per concentrarsi sulla campagna elettorale. È il passaggio del Rubicone, anche se alcune iniziative che lo vedono direttamente coinvolto resteranno in piedi. Prosegue il suo spettacolo “Anni settanta”, che ha date programmate almeno fino alla fine del 2026 e uscirà il suo libro a fine settembre. Nulla però che impedisca la partecipazione alla campagna elettorale quando entrerà più nel vivo, ovvero verso la primavera 2027.

Il nodo primarie

La strada per palazzo Marino, però, non è spianata e non solo perché il centrodestra ritiene che il dopo Beppe Sala possa essere contendibile per una coalizione che fa del Nord l’asse portante del suo consenso elettorale. È molto difficile infatti, che Calabresi possa candidarsi senza passare attraverso le primarie se non sarà Pierfrancesco Majorino, consigliere regionale, esponente molto noto del Pd milanese e da tempo candidato in pectore, a consentirglielo.

Majorino si è detto da tempo disponibile a correre e i sondaggi interni lo danno tra i nomi con maggior possibilità di successo. E ha proposto di dirimere le questioni attraverso le primarie, come ha ribadito anche recentemente in una intervista a Adnkronos: «Confido nel fatto che si facciano, per me sono una bellissima opportunità per scegliere persone e idee». Difficile che il partito o la stessa Schlein, a cui Majorino fa riferimento anche come posizionamento politico, possano imporgli il passo indietro senza aprire fratture.

Chi potrebbe scegliere il passo indietro è invece Anna Scavuzzo, vicesindaco e pure lei aspirante candidata. Poco nota in città nonostante l’importante ruolo e con una base elettorale interna al Pd non sufficiente a tentare l’impresa, la dirigente potrebbe fare un passo indietro. E se lo facesse, anche per affinità politica, potrebbe sostenere proprio Calabresi.

Strada in salita anche per Lorenzo Pacini, il combattivo e giovane assessore del Municipio 1 in quota Pd – noto per le dichiarazioni polemiche contro l’ala moderata del partito – che ha annunciato la partecipazione alle primarie ma non è chiaro se abbia i numeri per raccogliere le firme fra i dem, come vuole lo statuto.

Di far saltare le primarie per accogliere la candidatura di Calabresi parlano, in una nota congiunta Pina Picierno e Carlo Calenda: «Mario Calabresi è un ottimo candidato riformista per Milano. Andrebbe sostenuto da subito da tutto il centro sinistra, senza farlo passare per il tritacarne delle primarie», scrivono. Ma dal Pd non sono arrivate aperture sul tema per il momento.

Gli altri candidati

Per le altre anime della coalizione la partita si fa complicata. Soprattutto per il Movimento cinque stelle che si troverebbe a partecipare alla coalizione che ha buone possibilità di vincere senza aver avanzato un nome. Negli ambienti vicini ai pentastellati si vocifera di un corteggiamento nei confronti del giornalista del Fatto quotidiano Gianni Barbacetto, ma lui non sembra disposto a seguire il Movimento su questa strada, almeno fino ad oggi.

La nota dell’azienda e quella di Calabresi

Nel pomeriggio, la nota della sua azienda Be Water (che include Chora, Will Media e Cronache dallo spogliatoio) via Instagram, ha preso atto della sua decisione ringraziando Calabresi e annunciando che «Mario non sarà sostituito», né nelle funzioni aziendali né in quelle editoriali ma le sue deleghe saranno «assorbite all’interno del team»: «Vi promettiamo che porteremo avanti il lavoro svolto fin qui con altrettanta passione».

Anche Calabresi ha confermato l’addio via social, senza parlare della sfida milanese: «Dopo sei anni e 420 serie podcast lascio Chora. Scrivere questa frase mi fa fatica e molta impressione», scrive. «Lascio perché sento forte il richiamo a percorrere una strada nuova. Domani guarderò al futuro, oggi voglio fermarmi a pensare con emozione e gratitudine a quello che abbiamo costruito insieme – ha aggiunto -, alla visione che ho condiviso ogni giorno con Guido Brera, alla squadra di persone eccezionali con cui ho lavorato».

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