Proteste in Italia, Piantedosi: «Contro i violenti serve unità con l’opposizione. Le critiche alle toghe sul caso Siher? Nessuno scontro»
«Il diritto di manifestare è parte integrante della vita democratica e sarà sempre garantito». A dirlo è il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che in un’intervista al Corriere della Sera difende la linea del Viminale sulle mobilitazioni di piazza, distinguendo il diritto al dissenso dai comportamenti violenti. La preoccupazione del ministro riguarda soprattutto le «frange organizzate» che, a suo giudizio, cercano di «strumentalizzare i cortei» per provocare incidenti e disordini.
Piantedosi rivendica, inoltre, il lavoro preventivo delle forze dell’ordine, comprese le perquisizioni e i fermi effettuati sulla base di elementi concreti e sotto il coordinamento dell’autorità giudiziaria. E respinge le accuse di una stretta sulle manifestazioni: «Non è stata vietata alcuna mobilitazione, abbiamo consentito anche quelle che non erano state preventivamente autorizzate – dice – Le forze di polizia non intervengono per reprimere le opinioni, ma per prevenire i reati e garantire la sicurezza di tutti», ribadisce, chiedendo alle forze politiche, anche dell’opposizione, di condannare senza ambiguità ogni forma di violenza.
La manovra, la protesta degli autotrasportatori e i conti del governo
Sulle proteste contro il carovita e, ora, la Manovra, il ministro difende le scelte dell’esecutivo, ricordando che governare significa «individuare delle priorità, assumersi la responsabilità delle scelte e confrontarsi anche con chi esprime posizioni diverse». Tra i risultati rivendicati cita la «crescita dell’occupazione, i bassi spread, il boom del turismo e il calo degli sbarchi e dei reati». Attenzione anche alle possibili nuove mobilitazioni degli autotrasportatori. Nell’intervista, il ministro riconosce le difficoltà del settore, legate anche alle tensioni internazionali, ma sottolinea il lavoro svolto per conciliare le rivendicazioni della categoria con le esigenze dei cittadini. «Abbiamo garantito il diritto di protesta con quello dei cittadini di usufruire dei servizi pubblici essenziali», dice.
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Il caso Youssef Siher e il rapporto con i magistrati: «Nessun errore»
Infine, il caso Youssef Siher e il rapporto con la magistratura. Il ministro esclude che il fermo possa essere ricondotto a un errore investigativo o politico. «C’è stata una legittima ipotesi sostenuta dai magistrati inquirenti, fondata su un quadro indiziario particolarmente imponente. E una altrettanto legittima decisione di segno contrario del giudice per le indagini preliminari».
Nell’intervista, Sarzanini chiede inoltre a Piantedosi se, in attesa degli esiti dell’inchiesta, non sarebbe stato più opportuno evitare commenti sulla decisione della gip di liberare Siher, anche alla luce del video in cui Meloni l’aveva definita «vergognosa». Il ministro difende la libertà di espressione di entrambe le istituzioni: «Se rappresentanti della magistratura e della politica talvolta rendono pubbliche le loro opinioni, in simili circostanze fa parte di quella libertà di espressione del pensiero che va riconosciuta ad entrambi, in una logica di pari dignità costituzionale».
Piantedosi ribadisce quindi la fiducia nel lavoro degli investigatori e della magistratura e invita a non trasformare le divergenze in uno scontro istituzionale. «Il rispetto reciproco tra le istituzioni è un principio irrinunciabile», conclude, precisando che questo non esclude la possibilità di esprimere valutazioni critiche e posizioni differenti.
ANSA/MATTEO CORNER | Il ministro Matteo Piantedosi esce dal comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura, Milano 21 Ottobre 2026

