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Midterm, il giorno del giudizio per Trump – La diretta

03 Novembre 2026 - 04:48 Alba Romano
usa midterm donald trump
Seggi aperti dalle 6 in Usa. 58 milioni hanno già votato in anticipo. I sondaggi premiano i Dem. Per il presidente rischio due anni da anatra zoppa. Il trampolino per le presidenziali 2028
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Gli Stati Uniti vanno alle urne per le elezioni di metà mandato. Le midterm sono un appuntamento cruciale per Donald Trump: saranno il giudizio sui primi due anni della sua presidenza. E il tycoon è a rischio: non ha risolto il problema del carovita per gli americani e ha scatenato la guerra in Iran. I primi seggi apriranno alle 06:00 ora locale (12:00 ora italiana) in molti Stati della costa orientale. Quasi 58 milioni di elettori hanno già votato in anticipo: un record.

I sondaggi prevedono una vittoria dei Democratici alla Camera dei Rappresentanti. I candidati democratici sono favoriti anche per la conquista del Senato – secondo gli ultimi sondaggi del Siena College per il New York Times – un esito che solo un anno fa sarebbe stato inimmaginabile. Storicamente, il partito che detiene la Casa Bianca perde terreno al Congresso durante le elezioni di metà mandato.

Il controllo della Camera offrirebbe ai democratici un maggiore peso sul bilancio federale, oltre alla possibilità di avviare inchieste parlamentari. In particolare in merito ad accuse di corruzione che coinvolgono Trump e la sua cerchia. Un Senato a maggioranza democratica potrebbe bloccare le nomine presidenziali, un aspetto cruciale soprattutto nell’eventualità di un seggio vacante alla Corte Suprema. Le Midterm sono anche l’ultima tappa politica prima della corsa alle elezioni del 2028. Nelle quali Trump non potrà correre e per questo tra i Repubblicani è già partita la caccia alla successione. Mentre i sondaggi in passato hanno sottostimato la mobilitazione della base elettorale di Trump.

Trump, l'attacco a l'Iran e l'accordo

«Abbiamo sferrato un duro colpo annientando la loro marina, ben 159 navi. Ma non si può parlare di una guerra nel senso tradizionale del termine. È una sorta di guerra, sì. 
Potrebbe degenerare se non dovessero raggiungere un accordo, ma loro desiderano ardentemente un’intesa». Lo ha detto Donald Trump parlando con Sean Hannity su Fox News, aggiungendo che «ci sono ottime probabilità di arrivare a un accordo. Certo, loro vorrebbero vincere.
Ma il punto è questo: noi agiamo da una posizione di totale forza. Possiamo chiudere la faccenda in qualsiasi momento. Se posso arrivare a un accordo, preferisco farlo: salverebbe molte vite».

Trump contro la candidata Dem in Alaska

Il presidente Trump, in un post su Truth, torna ad attaccare la candidata dem al Senato in Alaska Mary Peltola che, a suo dire, «dovrebbe essere costretta a dimettersi e incriminata» in seguito alle accuse secondo cui lei e altri democratici avrebbero cospirato per reclutare un candidato di disturbo che porta lo stesso nome del suo avversario, il senatore repubblicano in carica Dan Sullivan. Quest’ultimo, a dispetto delle tensioni, ha affermato che accetterà l’esito del voto delle midterm, anche qualora non dovesse risultare vincitore.

Gli Usa colpiscono l'Iran

Gli Usa hanno colpito l’isola di Qeshm in Iran. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana Irna l’attacco è l’ultimo di una serie di operazioni limitate condotte da Washington nelle ultime settimane. Il Wsj ha aggiunto che tali attacchi sono stati eseguiti su scala ridotta e mantenuti segreti di proposito, per evitare di far intendere la volontà di riprendere una campagna militare su larga scala contro l’Iran. Ieri il presidente statunitense Trump ha sollevato dubbi sull’effettiva intenzione di dare seguito alla minaccia di riprendere gli attacchi militari contro l’Iran, lasciando intendere che un accordo con Teheran potrebbe essere possibile. Interpellato dai giornalisti sulla possibilità di colpire l’Iran dopo le elezioni di metà mandato, Trump ha risposto di «no». Washington e Teheran sono guerra dal 28 febbraio.

La Corte Suprema boccia il ricorso di Trump sui 20 mila voti

La Corte Suprema Usa, senza la registrazione di alcun voto contrario, ha respinto in serata la richiesta dell’amministrazione Trump per imporre alla California di accantonare 20 mila schede elettorali per corrispondenza sull’ipotesi che possano essere state consegnate a persone non cittadine americane. Il provvedimento, privo di firma e di motivazioni, è giunto lo stesso giorno in cui i legali dell’amministrazione si sono rivolti alla Corte dopo che una corte d’appello federale aveva rigettato la tesi dell’amministrazione secondo cui le autorità californiane avrebbero dovuto sequestrare le schede per sottoporle a ulteriori verifiche.

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