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Midterm Usa, l’ultimo appello di Trump: «Votate e fermiamo comunisti e jihadisti»

03 Novembre 2026 - 00:07 Anna Clarissa Mendi
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Il comizio del presidente statunitense dal Lincoln Memorial. I sondaggi premiano i dem alle elezioni di metà mandato: al Senato rischio di un pesante «tsunami blu»
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«Votate e non consentite ai jihadisti e ai comunisti democratici di vincere». Donald Trump chiude la campagna per le elezioni di Midterm con un ultimo appello agli americani dal Lincoln Memorial di Washington. Alle spalle la Reflecting Pool, il presidente ha definito il voto «le elezioni di metà mandato più importanti della nostra storia», invitando gli elettori a non permettere «a chi odia questo Paese» di conquistare il potere.

Nel suo intervento ha rivendicato i risultati dell’amministrazione, citando i tagli alle tasse, il contrasto all’immigrazione e i successi in politica estera. «Ho mantenuto le mie promesse e anche di più», ha dichiarato, sostenendo di aver impedito all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare. Non è mancato un riferimento ai progetti per Washington, compreso l’arco monumentale che vorrebbe realizzare e che, nelle sue intenzioni, sarà «più bello dell’Arco di Trionfo» di Parigi.

Per Trump è arrivato il momento della verità

Dopo 30 comizi in 32 giorni, per Trump è arrivato il momento della verità. Il presidente ha trasformato le Midterm in un referendum sulla propria leadership, arrivando a promettere un assegno da 5 mila dollari in caso di vittoria repubblicana e a evocare una nuova «Grande Depressione», o addirittura l’inferno, se dovessero prevalere i democratici.

Sondaggi sfavorevoli alla Casa Bianca: il rischio «tsunami blu»

I segnali provenienti dai sondaggi sono però sfavorevoli alla Casa Bianca. Quasi 56 milioni di americani hanno già votato in anticipo e le ultime rilevazioni indicano un vantaggio democratico. La conquista della Camera appare sempre più probabile, mentre anche il Senato potrebbe passare all’opposizione. Secondo l’ultima rilevazione del New York Times-Siena, i candidati democratici sono in vantaggio nelle principali sfide che determineranno gli equilibri dell’aula, compresi Stati tradizionalmente repubblicani come Texas e Kansas.

Il sondaggista Nate Silver attribuisce ai democratici l’80% di possibilità di conquistare il Senato, alimentando le ipotesi di uno «tsunami blu». Tra i democratici prevale l’ottimismo, nonostante le polemiche in Alaska e le tensioni in Michigan attorno al candidato Abdul El-Sayed. Resta comunque la cautela.

Repubblicani sotto pressione, Trump nel mirino

Nel Partito repubblicano cresce invece la preoccupazione. Dietro le dichiarazioni pubbliche di fiducia si moltiplicano le accuse contro Trump, ritenuto da diversi esponenti «responsabile del possibile tracollo elettorale». In particolare, la guerra con Teheran – sebbene il negoziato possa riaprirsi dopo il via libera al dialogo arrivato oggi dalla Guida suprema Khamenei – avrebbe compromesso il consenso del presidente e indebolito le prospettive del Grand Old Party. La sconfitta del partito alla guida della Casa Bianca è una tendenza storica nelle elezioni di metà mandato. Ma questa volta i repubblicani temono un risultato particolarmente pesante.

Timori sullo scrutinio dopo il voto

Trump seguirà lo spoglio circondato dai suoi fedelissimi, mentre cresce l’incertezza sulla sua reazione a un’eventuale sconfitta. Intanto il Dipartimento di Giustizia, guidato da Todd Blanche, ha chiesto alla Corte Suprema di intervenire nella controversia elettorale in California, dopo che una corte d’appello ha respinto la richiesta di accantonare 20 mila schede. Una vicenda che alimenta i timori dei democratici su possibili contestazioni e tentativi di rallentare lo scrutinio dopo la chiusura delle urne.

Il voto dirà se Trump potrà contare ancora su un Congresso favorevole o se dovrà affrontare gli ultimi due anni di mandato con un’opposizione pronta a ostacolarne le iniziative. Per il presidente, dopo una campagna interamente giocata sulla propria figura, la posta in gioco è ormai più personale che politica.

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