Midterm Usa, la campagna più cara della storia: oltre 11 miliardi spesi. Da Musk a Soros, ecco tutti i superdonatori
Con almeno 11,6 miliardi di dollari già spesi, le elezioni di midterm negli Stati Uniti si avviano a essere la campagna più costosa della storia americana. Come analizza Massimo Gaggi sul Corriere della Sera incrociando i dati della Federal Election Commission e di AdImpact, la valanga di denaro ha superato persino il primato delle presidenziali del 2024. A rendere possibile questa escalation è stata la sentenza Citizens United del 2010, con cui la Corte Suprema ha aperto la strada ai finanziamenti illimitati attraverso i SuperPAC, purché indipendenti dai candidati. Da allora i grandi patrimoni hanno assunto un peso crescente nella politica americana.
Da Musk a Soros: la pioggia di milioni tra repubblicani e dem
Il protagonista di questa tornata, come al solito, è Elon Musk, che ha versato almeno 446 milioni di dollari a sostegno dei repubblicani. Ma il patron di Tesla e SpaceX non è solo. Seguono la famiglia Uihlein, imprenditori statunitensi di origini tedesche, nota storicamente per il suo impero nella birra e oggi per la guida del colosso delle forniture industriali Uline, con 150 milioni, e il finanziere Jeff Yass, con 110 milioni.
Sul fronte democratico, invece, il principale finanziatore è George Soros, con 102 milioni di dollari, seguito dall’ex sindaco di New York Michael Bloomberg, che ne ha messi a disposizione 84 milioni. Tra i sostenitori dem del mondo tecnologico spicca Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn ed ex socio di Musk, che ha investito circa 41 milioni.
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La battaglia per il Senato passa anche dai grandi finanziatori
Tra i principali beneficiari delle donazioni dirette ci sono soprattutto candidati democratici, impegnati in competizioni elettorali decisive. James Talarico ha raccolto quasi 150 milioni di dollari per la corsa in Texas contro il repubblicano Ken Paxton. In Georgia è in campo il senatore Jon Ossoff, mentre in Ohio Sherrod Brown punta a riconquistare il seggio senatoriale perso due anni fa. In Michigan corre Abdul El Sayed, esponente della sinistra radicale che accetta soltanto donazioni individuali e ha raccolto circa 53 milioni di dollari. Cifre comunque contenute rispetto ai miliardi che circolano attraverso i SuperPAC.
Due miliardi e settecento milioni per influenzare il voto
È soprattutto attraverso i comitati indipendenti che passa una parte consistente dei finanziamenti elettorali. Nelle ultime settimane i grandi donatori hanno investito almeno 2,7 miliardi di dollari: oltre 1,7 miliardi ai repubblicani e 832 milioni ai democratici. Risorse utilizzate anche per una massiccia campagna di spot televisivi contro gli avversari. Emblematico il Texas: Reid Hoffman ha destinato 18 milioni di dollari a Talarico, mentre Musk è intervenuto a sostegno di Paxton con 168 milioni.
Quando troppi soldi diventano un boomerang
Resta il rischio che questa valanga di denaro produca un effetto contrario a quello sperato. Mentre gli elettori chiedono risposte concrete al costo della vita, la politica americana affronta le urne con una spesa mai vista. E la crescente influenza dei miliardari potrebbe alimentare, anziché ridurre, la distanza tra cittadini e istituzioni.
Foto copertina: ANSA/SHAWN THEW | Donald Trump ascolta Elon Musk mentre risponde a una domanda dei giornalisti all’esterno della Casa Bianca, il 29 settembre 2026

