Tetto agli stranieri in classe, l’altolà dell’Ue: «Vietato discriminare per nazionalità». Valditara insiste: «Andiamo avanti»
La Commissione europea interviene sul decreto del governo Meloni che ha reso vincolante il tetto alla presenza di alunni stranieri nelle classi, ma il ministro Valditara tira dritto. Bruxelles ha fatto sapere di seguire «attentamente» gli sviluppi legislativi del provvedimento, ma ha ricordato che i trattati dell’Ue vietano ogni forma di «discriminazione in base alla nazionalità», sia «diretta» che «indiretta». A dirlo è stata la vicepresidente dell’esecutivo Ue, Roxana Mînzatu, rispondendo a un’interrogazione presentata dalla delegazione del Partito democratico al Parlamento europeo. La discriminazione per nazionalità è «ammessa dal diritto Ue solo in presenza di una deroga prevista dal trattato, ad esempio per motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza o sanità pubblica. In ogni caso, tali deroghe devono essere interpretate restrittivamente», ha aggiunto. Questa presa di posizione non costituisce ancora una bocciatura formale del decreto, ma richiama il governo al rispetto delle norme comunitarie.
Cosa prevede il tetto agli studenti stranieri
Il provvedimento contestato è contenuto nel decreto Scuola approvato dal governo lo scorso settembre. La misura, voluta dal ministro dell’Istruzionee del Merito, Giuseppe Valditara, introduce un limite del 30% alla presenza di determinate categorie di studenti con cittadinanza straniera nelle classi. Per le prime della scuola primaria, la soglia riguarda gli alunni non nati in Italia o che non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Alle medie e alle superiori, invece, si applica agli studenti stranieri che non abbiano frequentato con esito positivo almeno tre anni nel sistema scolastico italiano. Le nuove regole sulla formazione delle classi prime entreranno in vigore dall’anno scolastico 2027/2028. Per il 2026/2027 in corso, il limite riguarda solo i nuovi inserimenti nelle classi esistenti, secondo le modalità previste dal decreto. Qualora non fosse possibile rispettare la soglia del 30%, gli Uffici scolastici territoriali dovranno intervenire per distribuire gli alunni tra istituti vicini, tenendo conto anche della distanza da casa e delle esigenze familiari.
Il Pd: «Il decreto è fuori dai trattati europei»
La risposta di Bruxelles ha riacceso lo scontro politico. Per Nicola Zingaretti, capodelegazione del Pd all’Eurocamera, il pronunciamento della Commissione conferma le criticità del provvedimento. «La risposta della Commissione europea alla nostra interrogazione è chiara. Il decreto del governo Meloni sul tetto agli alunni stranieri in classe non è solo fuori da ogni buon senso e dalla realtà delle nostre scuole: è anche fuori dai trattati europei», attacca l’eurodeputato. «Bruxelles ricorda al governo che in Europa è vietata ogni discriminazione in base alla nazionalità, diretta o indiretta, e che le deroghe valgono solo per ordine pubblico, sicurezza o sanità pubblica. Mettere un bambino in una classe invece che in un’altra non c’entra niente con tutto questo. La scuola italiana non ha bisogno di quote, ma di investimenti», aggiunge. Da qui la richiesta di fermare il provvedimento ritirare il decreto «prima che sia l’Europa a imporglielo».
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La protesta degli studenti: «Si creano muri all’interno delle scuole»
Alle critiche del Pd si aggiungono quelle della Rete degli Studenti Medi del Lazio. «La bocciatura da parte di Bruxelles mette a nudo la propaganda della destra al governo», dichiara Simone Montori, coordinatore regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio. «Sulla pelle delle studentesse e degli studenti si fa becera speculazione politica. Dividere le classi in base alla nazionalità crea muri all’interno delle scuole e prova a nascondere i reali problemi del sistema d’istruzione pubblico», prosegue. «Chiediamo alla presidente Meloni e al ministro Valditara di ritirare immediatamente il provvedimento» conclude Montori.
La replica di Valditara: «Andiamo avanti, nessuna discriminazione»
«Il problema non esiste. Il governo va avanti senza esitazioni». Così il ministro Valditara replica all’Unione europea. «Premesso che l’istruzione non è una norma di competenza esclusiva della Ue, come indicano tutti i report internazionali, la norma è a favore dell’integrazione perché si riferisce a quegli stranieri che non conoscono la lingua e dunque non realizza alcuna discriminazione. Nella gran parte dei paesi europei gli studenti stranieri di primo arrivo sono addirittura inseriti in classi separate», afferma.

