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Non vede il cane per due anni per evitare l’ex, ma resta il suo padrone: la sentenza della Cassazione affida Argo all’uomo

04 Novembre 2026 - 12:09 Michela De Marchi Giusto
Secondo la Cassazione il cane deve andare all'uomo
Il Tribunale e la Corte d’appello avevano inizialmente affidato il cane a entrambi. Ma la Suprema Corte ha ribaltato il verdetto basandosi su tre aspetti
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Quando la convivenza di 9 anni era finita, l’ormai ex coppia si era spartita gli oggetti presenti nella casa. Ma anche dopo la separazione le liti non erano terminate e riguardavano soprattutto una aspetto: chi dovesse tenere il cane Argo. Uno scontro così acceso che è arrivato fino all’ultimo grado di giudizio. Come riporta Il Sole24ore, solo in Cassazione che si è giunti al verdetto finale: anche dopo due anni di totale assenza dell’uomo, il cane restava a lui perché il mancato esercizio del «diritto di visita» non equivale a una rinuncia tacita alla proprietà dell’animale, dato che dipendeva solo dal desiderio di non vedere l’ex.

Cos’è successo dopo la separazione

Dopo la separazione, Argo era rimasto con la donna. Ma dato che entrambi erano affezionati al cane, le lite riguardanti l’animale erano ricorrenti ed erano degenerate al punto da richiedere l’intervento della polizia locale, che lo aveva assegnato all’uomo in base all’anagrafe canina. La donna, lamentando di essere stata privata del possesso dell’animale, si era rivolta ai giudici. Sia il Tribunale sia la Corte d’appello avevano scelto una soluzione equa: Argo era di tutte e due. Ma al posto di placare gli animi, la decisione aveva scontentato entrambe le parti della coppia. Nel frattempo, l’uomo aveva continuato a occuparsene, poi era sparito per due anni a causa del conflitto con lei, culminato in reciproche querele.

Cos’ha deciso la Cassazione

A cambiare il verdetto è stata la Suprema corte, che ha dato ragione all’uomo in tre passaggi. Secondo i giudici, il mancato esercizio del «diritto di visita» non può essere inteso come una rinuncia perché l’assenza era dovuta al conflitto con la ex e non al disinteresse per il cane. Inoltre, sebbene l’iscrizione all’anagrafe canina non provi la proprietà, perché l’animale è un bene mobile non registrato, è un indizio importante per individuare chi sia il proprietario. Per questo la Corte d’appello, per i giudici, ha sbagliato ad affermare la comproprietà. Infine, stando alla Suprema corte, la norma da applicare sarebbe stato l’articolo 925 del Codice civile, sugli «animali mansuefatti»: il secondo comma prevede che appartengano a chi se ne è impossessato, se il proprietario non li reclama entro venti giorni da quando ha saputo dove si trovano. La donna sapeva che il cane era con l’ex, ma ha lasciato scadere il termine e il ricorso per la reintegrazione nel compossesso è arrivato solo dopo un anno dal presunto spoglio.

Argo rimane all’uomo

La Cassazione ha riconosciuto che la donna aveva chiesto prima un provvedimento d’urgenza, in sede di reclamo, dopo il no del Tribunale. Ma quella richiesta non aveva avuto successo, perché l’ordinamento non prevede alcun diritto all’affidamento degli animali domestici quando una convivenza si scioglie. Due elementi di fatto hanno pesato sulla decisione: l’intestazione del cane all’anagrafe canina e la reazione tardiva della ex. Queste circostanze, come precisano i giudici, hanno portato alla decisione finale: Argo apparteneva all’uomo.

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