Gas alle stelle, le piccole imprese pagano il conto: quanto costa il metano per panifici e caseifici. Ma il rincaro è anche per le famiglie
Ottobre è stato un mese durissimo per le piccole e medie imprese che usano il metano per lavorare. Un panificio medio ha pagato oltre 2.300 euro in più, lavanderie e carrozzerie circa 4 mila, un caseificio più di 11.700. Il motivo è semplice: il gas costa il triplo rispetto a un anno fa e per molte aziende è ormai una voce di costo fuori controllo, con il rischio concreto che si scarichi sui prezzi dei prodotti. Il quadro non è migliore per le famiglie. I 16 milioni di utenti con contratto a prezzo variabile hanno visto a ottobre le bollette toccare il livello più alto di sempre: +9,1% in un mese, che significa 163 euro in più all’anno per una famiglia media. Intanto l’inflazione nell’area euro è salita al 4% a ottobre, il massimo da tre anni.
Quali sono i consumi medi
Le stime, riportate dal Corriere dai consorzi energetici di Confartigianato Caem e CEnPI, si basano sull’andamento del prezzo del gas sul mercato all’ingrosso italiano (il Psv, che segue le quotazioni europee del Ttf) e su consumi medi per ciascuna attività. Un panificio che consuma circa 4 mila metri cubi al mese ha pagato a ottobre oltre 2.300 euro in più, mentre per una lavanderia o una carrozzeria, con consumi attorno ai 7.500 metri cubi mensili, il conto è salito di circa 4 mila euro. Un caseificio medio, che arriva a 20 mila metri cubi al mese, ha subito un aggravio di 11.730 euro. Sul fronte della lavorazione delle pelli l’aumento raggiunge i 14.650 euro, mentre le piccole imprese della ceramica hanno speso 1.760 euro in più. A questi importi si aggiungono i rincari già pesanti di un anno fa, a conferma di una pressione sui costi che dura da tempo.
Quali sono le cause dei rincari
La causa principale è la crisi in Medio Oriente: con la chiusura di Hormuz è stato bloccato il passaggio di tutto il gas naturale liquefatto esportato dal Qatar, secondo produttore mondiale dopo gli Stati Uniti. Negli ultimi tempi, però, la corsa dei prezzi ha accelerato per un altro motivo: molti Paesi europei non hanno riempito a sufficienza i depositi in vista dell’inverno, quando la domanda cresce. È il caso della Germania, prima manifattura del continente, che si ritrova con gli stoccaggi al 62% e sta comprando gas proprio ora, spingendo i prezzi verso l’alto. L’Italia, al contrario, ha superato il 90% di riempimento.
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Come è stato commentato il rincaro
Stando alle parole del direttore generale Mercati e Infrastrutture Energetiche del Mase, Alessandro Noce, «stiamo pagando di più perché i tedeschi comprano adesso». E lo ha confermato il ceo di TotalEnergies, Patrick Pouyanné: «L’Europa non dovrà affrontare una carenza di gas quest’inverno, ma dovrà pagare di più per garantire un approvvigionamento sufficiente a causa del basso livello degli stoccaggi europei».
Pesa anche la decisione della Commissione Ue di abbassare l’obiettivo vincolante di riempimento a inizio inverno dal 90% all’80%. Un traguardo ridotto che, peraltro, non è stato raggiunto: le scorte europee sono mediamente sotto il 75%, e i Paesi Bassi, sede del Ttf, si fermano al 65%. Proprio il Ttf, il mercato finanziario che fissa il prezzo di riferimento europeo, è salito nelle ultime settimane fino a 100 euro al megawattora. Il ministro Gilberto Pichetto lo ha definito «questo odioso mercato olandese», che impone lo stesso prezzo a tutta Europa a prescindere da dove il gas venga acquistato.
Cosa aspettarsi in futuro
Le previsioni dei consorzi per i prossimi due mesi sono cupe. Per ciascun mese, le Pmi manifatturiere dovranno mettere in conto ulteriori rincari: per la ceramica circa 800 euro in più, una pasticceria 930 euro in più e un panificio medio spenderà oltre mille euro in più. Una lavanderia media e una carrozzeria avranno 1.200 euro di rincaro nella bolletta di ogni mese per novembre e dicembre di quest’anno. Un caseificio medio avrà un extra costo pari a 5.300 euro al mese, mentre chi lavora le pelli 6.600 in più.

