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Spopolamento dei comuni italiani: c’è un sito per scoprire quando il tuo paese potrebbe perdere metà degli abitanti

04 Novembre 2026 - 15:33 Antonia Verderosa
Sempre più comuni sono a rischio spopolamento
In 90 paesi il dimezzamento potrebbe arrivare già entro il 2050. Nel 2024 in 332 comuni non è nato neppure un bambino. Un progetto basato sui dati Istat mostra come sta cambiando la popolazione italiana e permette di cercare il proprio comune
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Di questo passo, 2.354 comuni italiani potrebbero perdere metà dei loro abitanti entro il 2100. Quasi tre su dieci. Oggi, messi insieme, contano circa 4,5 milioni di residenti. A fare i conti è «Dove andremo a finire?», una mappa interattiva realizzata da Domenico Nicoli che permette di osservare, comune per comune, come sta cambiando la popolazione italiana. Il progetto parte dai dati Istat degli ultimi dieci anni e mostra cosa accadrebbe se il calo demografico proseguisse allo stesso ritmo: non una previsione, dunque, ma una proiezione delle tendenze registrate tra il 2015 e il 2025. Per 90 comuni, però, non bisogna arrivare al 2100: mantenendo il ritmo attuale, la popolazione si dimezzerebbe già entro il 2050. Sono quasi tutti piccoli paesi, con una media di circa 400 abitanti.

Come nasce «Dove andremo a finire?»

Basta cercare il nome di un paese per scoprire quanti abitanti ha perso, quanti bambini sono nati e in quale anno, mantenendo il ritmo attuale, la popolazione potrebbe dimezzarsi. «Mi sono accorto che di spopolamento si parla molto, ma quasi sempre per grandi aree, mentre le persone ragionano sul proprio paese. Così ho provato a fare una scheda per ognuno dei 7.894 comuni italiani, con una domanda semplice: se la popolazione continuasse a cambiare al ritmo degli ultimi dieci anni, in che anno il Comune avrebbe la metà degli abitanti di oggi?», racconta Nicoli a Open. «Questo conto alla rovescia è il cuore del sito. Non è una previsione ma un modo concreto per dare una misura alla tendenza».

Nicoli lavora in un’azienda di software in provincia di Parma e da tempo segue i progetti che rendono accessibili i dati pubblici. Ha realizzato il sito nel tempo libero, senza finanziamenti, servendosi anche dell’intelligenza artificiale. «Mi ha aiutato molto ad aggregare i dati Istat, a fare le stime e a controllarle comune per comune: da solo, nel tempo libero, non ci sarei riuscito», spiega. Il calcolo prende come riferimento la variazione media annua della popolazione tra il 2015 e il 2025 e ipotizza che rimanga costante. Non tiene conto, quindi, di come potrebbero cambiare in futuro le nascite, i decessi o i trasferimenti.

I paesi dove non nascono più bambini

Nel 2024, in 332 comuni italiani non è nato neppure un bambino. In 68 paesi le nascite sono rimaste a zero per tre anni consecutivi, dal 2023 al 2025, anche se i dati dell’ultimo anno sono ancora provvisori. A Carbone, in provincia di Potenza, non nasce un bambino da tre anni. Nello stesso periodo sono morte 36 persone. Nel 2002 il paese contava 852 abitanti, nel 2025 erano 488. Secondo le stime Istat al 1° gennaio 2026, ci sono appena 11 ragazzi sotto i 15 anni e 201 ultra sessantacinquenni. Di questo passo, la popolazione potrebbe dimezzarsi già nel 2049.

Dalla Basilicata al Trentino-Alto Adige, dove si perdono più abitanti

In Basilicata quasi tre comuni su quattro, 97 su 131, potrebbero avere la metà degli abitanti entro il 2100. In Trentino-Alto Adige appena sette su 282. Sono i due estremi della mappa italiana. Nel complesso, mantenendo il ritmo dell’ultimo decennio, al Sud quasi un comune su due potrebbe dimezzarsi entro la fine del secolo. Nelle Isole la quota sale al 53%, mentre nel Nord-est si ferma al 10,6%. «Ma la geografia non spiega tutto, perché anche al Nord ci sono territori in forte calo. In Piemonte, per esempio, i comuni con il dimezzamento stimato entro il 2100 sono 376, circa uno su tre. Per questo ho voluto una scheda per ogni comune: le medie regionali nascondono situazioni molto diverse tra loro», spiega Nicoli.

A crescere sono 1.402 comuni, meno di uno su cinque. Ci vivono circa 15 milioni di persone. Tra questi c’è Olbia, in Sardegna, che in dieci anni ha guadagnato oltre quattromila abitanti. Anche qui, però, i residenti sotto i 15 anni sono diminuiti: tra il 2019 e il 2026 il calo è stato del 17%.

Nei comuni più isolati lo spopolamento è più diffuso

Nei paesi più lontani da ospedali, scuole e collegamenti ferroviari, oltre un comune su due potrebbe perdere metà degli abitanti entro il 2100. È quanto emerge dall’incrocio tra i dati demografici e quelli sulle aree interne. Dei 1.906 centri classificati come periferici e ultraperiferici, 1.015 potrebbero dimezzarsi entro la fine del secolo, il 53%. Tra quelli dotati dei principali servizi, invece, la quota scende al 15%.

«Nei 1.906 comuni a più di 40,9 minuti, i periferici e ultraperiferici, tra il 2002 e il 2025 la popolazione è scesa del 6,7%. Nei poli e nei comuni della loro cintura, nello stesso periodo, è cresciuta del 5,2%», aggiunge Nicoli. «La tendenza, in sintesi, è che la popolazione si concentra vicino ai servizi».

Per calcolare le distanze, Nicoli ha fatto riferimento alla Mappa delle Aree interne 2020, che misura il tempo necessario per raggiungere in auto un comune dotato contemporaneamente di un ospedale con DEA, una stazione ferroviaria e un’offerta completa di scuole superiori. I tempi di percorrenza risalgono al 2019 e non indicano la distanza dal singolo ospedale o dalla scuola più vicina. A Carbone, il piccolo paese lucano dove non sono nati bambini per tre anni consecutivi, occorrevano quasi 97 minuti d’auto per raggiungere Taranto, il polo di servizi più vicino.