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Midterm, l’onda blu ha tante facce e un problema: qual è il vero partito democratico?

04 Novembre 2026 - 19:31 Serena Danna
Obama in Michigan per Abdul El-Sayed
Dai progressisti ai moderati, le urne hanno premiato tutte le anime dem. Ma la vittoria contro Trump non risolve le divisioni interne né garantisce una nuova identità politica
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E se l’onda blu fosse solo una grande risposta a Donald Trump? La domanda rimbalza sottovoce tra gli analisti della politica americana mentre i leader democratici si affrettano a festeggiare su tutti i canali quella che di certo è stata una vittoria storica per il partito. Una domanda legittima se consideriamo che stavolta, alle elezioni di Medio Termine, hanno vinto proprio tutti: socialisti, moderati, progressisti, conservatori, atei e religiosi.

Tutti i vincitori: da Ossoff in Georgia a Hinojosa in Texas

Ha vinto il partito democratico di James Talarico in Texas, il seminarista presbiteriano che dice che la morale viene prima della politica e che la fede in Dio è alla base delle nostre azioni. Ha vinto il partito democratico di Abdul El-Sayed che, sebbene non sia iscritto ai democratici socialisti, incarna alla perfezione quell’immaginario populista di lotta al caro vita e social media che ha fatto il successo di una nuova generazione di politici: da AOC fino a Mamdani a New York. Ha vinto il partito democratico di Jon Ossoff in Georgia, che viene già acclamato come il nuovo Barack Obama ma bianco, ebreo e del Sud. Con quella retorica che fa sognare chi è all’eterna ricerca di un leader di sinistra che ispiri senza spaventare i miliardari.

Ha vinto il partito democratico di Deb Haaland, la prima nativa americana governatrice del New Mexico, che – come tanti di quella comunità ghettizzata dal sogno americano – ha frequentato 13 scuole pubbliche, conosciuto l’alcolismo e vissuto con i buoni alimentari. Ha vinto il partito democratico di Gina Hinojosa, la prima governatrice latina del Texas che difende il populismo come lotta del popolo, e ha fatto campagna contro miliardari e scuole private. Ha vinto pure il partito democratico di Amy Acton, prima governatrice donna dell’Ohio, che ha lavorato per i repubblicani ed è rimasta istituzionale anche davanti agli attacchi più ignobili del suo rivale miliardario Vivek Ramaswamy.

Il futuro di un partito incerto

Certo, una nazione gigante composta da 50 Stati diversi ha naturalmente stili e valori differenti anche quando l’etichetta è la stessa. E forse negli ultimi anni il partito repubblicano ha preso una piega così bianca e uniforme da far dimenticare la vasta diversità del popolo americano, che oggi sembra più a suo agio in un contenitore largo come quello democratico, che magari non sa ancora quello che vuole essere ma di sicuro sa quello che non è.

Eppure l’ombra della vittoria scoppiettante la mostra chiaramente Zachary Basu su Axios, quando dice attenzione: e se questo voto fosse solo il sollevamento di quella classe lavoratrice multietnica che Trump era stato incredibilmente bravo a conquistare nel 2024, e che due anni dopo si è ribellata a lui davanti alle milizie dell’Ice e al peggioramento delle condizioni economiche loro e dei loro figli? Già, perché l’altro aspetto incontrovertibile di questo voto sono ancora una volta i figli: quei giovani che continuano a dire in tutte le piazze del mondo che, piaccia o meno, forse è arrivato il momento di ascoltarli. E che a queste elezioni hanno scelto in massa i democratici: secondo le prime rilevazioni della Tufts University, il 71% degli elettori tra i 18 e i 29 anni ha votato per un candidato democratico alla Camera, contro il 25% che ha scelto un repubblicano.

Spetterà ai leader del partito gestire questa eterogeneità di fini e aspirazioni, e c’è chi – nei vecchi e dorati corridoi di Washington – già spera di schiacciare la componente socialista visti i grandi numeri al Congresso. Mentre c’è chi spera che forse stavolta, al netto di Mr Veto, sia sufficiente scegliere poche battaglie economiche comuni che possano diventare il collante di tutto, perché come ha dichiarato stamattina Hakeem Jeffries, il leader dei democratici alla Camera, a Morning Joe: «Gli americani non vogliono che ci vendichiamo. Vogliono che facciamo qualcosa per loro».

(Nella foto Barack Obama con Abdul El-Sayed in Michigan/ANSA)