La content creator spogliata con l’intelligenza artificiale: «Su quel sito scatti con 10 mila ragazze»
10mila le donne sono finite su siti come Fapello, Fapexy, Faponic, Fapeza, Leakedmodels, Nudogram, TheFappeningBlog. Una versione online e potenziata di phica.net o del profilo Facebook «Mia moglie» che serve a spogliare chi non l’ha mai fatto. La Stampa dice che funziona così: si inserisce nella barra di ricerca il nome di una ragazza e poi con pochi euro si modificano le foto con l’intelligenza artificiale, dopo che qualcuno le ha caricate senza il suo consenso.
Le foto modificate con l’intelligenza artificiale
Chiara Lipari, content creator che parla di teatro e mitologia, le ha trovate proprio lì: «L’anno scorso ero finita su phica.net, così ho controllato inserendo il mio nome nella ricerca e ho trovato le mie foto. Sono quelle pubblicate sui social, quindi vestita. Ma c’è l’opzione “Undress”, che con circa 4 euro permette di spogliarmi. In alcune di queste sono minorenne e chi le ha caricate lo sapeva, perché c’è la data di pubblicazione». Per questo ha raccontato sui social l’accaduto: «Qualcuno tra chi mi segue ha fatto l’elenco dei siti, prendendomi in giro. Sapevano cosa stava succedendo, ma non l’avevano mai segnalato. C’è persino chi mi ha detto che stavo esagerando perché erano foto modificate. Però penso sia stato giusto farlo: continuo a ricevere centinaia di messaggi di ragazze che mi chiedono di controllare perché hanno paura di essere vittime di revenge porn».
Revenge porn
Lipari ha denunciato alla polizia postale. Alcune immagini sono state cancellate. Ma continuano a girare: «Per un momento mi sono sentita frastornata, come in un limbo. So che le mie foto sono lì e che qualcuno potrebbe spogliarmi. D’altra parte ho deciso di non lasciarmi condizionare, perché, come in altri tipi di violenze sessuali, non è l’erotismo a muovere queste persone, ma il desiderio di controllo sulla vittima. Voglio dimostrare che possono schiaffarmi dove vogliono, possono spogliarmi, ma io avrò sempre il controllo della mia narrazione. Per me i social sono un lavoro a cui non ho intenzione di rinunciare. Credo che parlarne sia fondamentale anche perché chi magari lo fa con incoscienza può capire che ci sono delle conseguenze. Che anche se il meccanismo è virtuale, gli effetti sulla vittima sono reali».

