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Garlasco, così la difesa di Andrea Sempio vuole fermare tutto con un ricorso alla Consulta

05 Novembre 2026 - 05:54 Alessandro D’Amato
ANDREA SEMPIO GARLASCO LIBORIO CATALIOTTI ANGELA TACCIA
La strategia di Cataliotti e Taccia per l'udienza preliminare. Il giurista e gli scenari possibili: «I due procedimenti potrebbero anche andare in parallelo. I tempi? Non saranno certo brevi, si misurano in anni»
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La difesa di Andrea Sempio vuole fermare l’udienza preliminare che deciderà sul rinvio a giudizio del loro assistito. Perché per l’omicidio di Chiara Poggi nel villino di via Pascoli a Garlasco c’è già un condannato definitivo: Alberto Stasi. E quindi Sempio non può essere processato per un reato per cui un altro è già ritenuto colpevole. Il Corriere della Sera spiega che la norma, parlando di «inconciliabilità tra giudicati», lascia aperta la strada a questa possibilità. E gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia presenteranno al gup Luigi Riganti un’istanza di sospensione dell’udienza preliminare in attesa di una decisione sulla revisione di Stasi. Oppure chiederanno di sollevare un’eccezione di costituzionalità.

L’inconciliabilità tra giudicati

Sul fronte della revisione verrà investita la Corte d’Appello di Brescia e i tempi non saranno rapidi. Come per la sentenza sulla strage di Erba, i giudici, qualora non optino per la camera di consiglio, dovrebbero fissare un’udienza pubblica e pronunciarsi sull’ammissibilità nel giro di tre o quattro mesi dal deposito della richiesta, previsto tra il 10 e il 20 novembre. Dopo di che, se sarà dichiarata ammissibile, ci sarà un processo nel merito che, qualunque sarà l’esito, potrà passare anche per un ricorso in Cassazione e pure per un eventuale annullamento con rinvio a una nuova sezione della Corte d’Appello bresciana. Per poi finire nuovamente sul tavolo degli ermellini.

Davanti al Gup

Cataliotti spiega al quotidiano che solleveranno l’eccezione di costituzionalità «già davanti al gup. Se la riterrà infondata andrà avanti. Se invece la valuterà non manifestamente infondata invierà gli atti alla Consulta». E spiega: «Lo facciamo davanti al gup per chiarire, da subito, i vari ruoli di alcuni soggetti: da Marco Poggi a Stasi. Per capire se l’uno può costituirsi parte civile e l’altro deve essere sentito come testimone o come parte offesa». E conclude: «Da parte nostra siamo pronti a difenderci in ogni fase del processo rispetto alle ipotesi dell’accusa, al fine di smontarle. Sin dalla prima occasione utile davanti al gup. Anche se in realtà non è la prima perché c’è stato un incidente probatorio che, piaccia o non piaccia, ha avuto un esito favorevole per le nostre ragioni. Qualcuno insiste a non volerlo capire, ma per noi è importante che lo capisca il giudice».

Come può finire

Ma come può finire quindi la vicenda? A spiegarlo a Repubblica è Gian Luigi Gatta, professore di diritto penale alla Statale di Milano spiega che se non passasse la revisione per Stasi e Sempio venisse condannato «ci sarebbe un contrasto tra giudicati. Ciascuno dei due condannati potrebbe lamentare l’inconciliabilità della propria sentenza con l’altra. Sarebbe un cortocircuito che il nostro ordinamento risolve con i “tempi supplementari”. Per esempio con una doppia richiesta di revisione: sia Stasi sia Sempio potrebbero presentarla».

I tre scenari

Se entrambi venissero in qualche modo giudicati non colpevoli, invece, «per questo omicidio non ci possono essere due colpevoli. Ma due innocenti, sì: il presupposto dovrebbe essere una revisione della condanna di Stasi e un’assoluzione di Sempio: se dovesse restare anche un solo dubbio, le regole imporrebbero di scagionarlo. Arriveremmo a un esito insoddisfacente per i parenti della vittima. Ma il sistema ha le sue regole e garanzie. Non si deve individuare un colpevole a tutti i costi: è la tentazione che si annida dietro casi come questo».

Infine, il terzo scenario con un solo colpevole: Sempio. «Metterebbe in luce uno dei più gravi errori giudiziari della storia italiana, un danno enorme nei confronti di Stasi ma anche dei parenti della vittima. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, ci sarebbe da dire che il sistema funziona anche a distanza di tempo perché è in grado di individuare un errore. Questa vicenda ci deve far pensare anche al problema della conservazione dei corpi di reato. Se oggi è possibile che un processo si riapra, pensi tra vent’anni».

Ci vorranno anni

Si potrebbe però anche Sempio assolto e Stasi che rimane l’unico colpevole. «Anche questo è possibile. Viene da chiedersi: molto rumore per nulla? Secondo me no, perché se la procura di Pavia ritiene di avere in mano elementi per riaprire il caso, se c’è un dubbio ragionevole che un condannato per un reato così grave sia innocente, è giusto accertarlo. Non mi sentirei di criticare i pm. Ne sarebbe valsa la pena, sarebbe stato ingiusto non farlo». E riguardo la difesa di Sempio e la Corte Costituzionale: «Formalmente sono due procedimenti distinti. In caso di richiesta di revisione, per ragioni di opportunità e buon senso, è verosimile che il giudice di Sempio fissi il calendario delle sue udienze in modo da attendere e capire cosa succede nell’altro procedimento. Ma non ha alcun vincolo, la legge non prevede una sospensione: i due procedimenti potrebbero anche andare in parallelo. I tempi? Non saranno certo brevi, si misurano in anni».

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