Meloni scrive a Costa, la strigliata all’Ue sui negoziati per Kiev: «Incontri a raffica e zero mandato, rischiamo l’irrilevanza»
Tra incontri a Miami, Berlino, Helsinki, Bruxelles e Abu Dhabi, per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, l’Europa «va in ordine sparso» e risulta «poco credibile nella gestione di uno dei dossier più complicati» di questi ultimi quattro anni e mezzo. La premier si riferisce alla questione Ucraina e lo fa con una lettera inviata al Presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, in cui sottolinea la necessità per l’Europa «di parlare con una sola voce».
Quali sono stati gli incontri sul dossier Ucraina
Di fronte ai recenti sviluppi, Meloni si sente in dovere di intervenire su ciò che sta succedendo in Ucraina e come dovrebbe agire il Consiglio Europeo. Iniziando con un «caro Antonio», si rivolge a Costa ripercorrendo i vari incontri degli ultimi mesi, organizzati con l’obiettivo di prendere delle decisioni comuni e intervenire nella guerra scatenata dalla Russia. Innanzitutto, si ha avuto l’incontro “informale” a Miami che ha coinvolto «Consiglieri per la sicurezza nazionale di alcuni Stati europei, Ucraina, e rappresentanti NATO e UE» ed «è stato confermato solo successivamente, da fonti statunitensi» scrive Meloni. Si sono succeduti l’evento di Oslo ed Helsinki, dove «durante la sessione del Consiglio Nordico, il Presidente Stubb e il Primo Ministro Støre hanno sospeso i lavori per una telefonata “a titolo nazionale” con il Presidente russo Putin».
E ancora c’è stato Berlino con la riunione della Coalizione dei Volenterosi, ovvero 37 Stati, dello scorso 19 novembre. Ma Meloni sottolinea che «una settimana prima, cioè il 12 novembre – a margine della riunione della Comunità Politica Europea – siamo stati convocati a una riunione del cosiddetto “formato Berlino”, che ha una composizione ancora diversa da tutte le altre che ho citato». Inoltre, il dossier Ucraina è stato analizzato a Bruxelles, con riunioni di livello tecnico che la premier dice di aver appreso in questi giorni. Infine «è prevista una non meglio precisata presenza europea ai colloqui previsti ad Abu Dhabi tra ucraini e russi con la mediazione americana», ma non prima del «Consiglio Europeo informale di Dublino», riporta Meloni.
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Cosa contesta Meloni
Questi continui incontri tra Paesi e composizioni diverse, secondo la premier, mostrano «più di qualsiasi parola quanto tutto questo ci stia rendendo poco credibili nella gestione di uno dei dossier più complicati con i quali le nostre Nazioni si confrontano». Agendo in questo modo, inoltre, si dà «l’immagine di un’Europa che va in ordine sparso» e, al posto di porre una fine al conflitto che schiaccia Kiev da quattro anni e mezzo, «non facciamo altro che l’interesse di chi vuole che questa guerra continui».
Perché la premier ha scritto la lettera a Costa
Per Meloni un’Europa che agisce senza una linea precisa è «inaccettabile» dato che ci sono «in gioco ci sono vite umane e il futuro della nostra sicurezza». Così la premier sottolinea il bisogno di «parlare con una sola voce sulla questione ucraina. Necessità ormai improcrastinabile». E lo fa con la lettera a Costa per due motivi. Innanzitutto, «mettere nero su bianco queste parole» e mostrare «che non mi presto a questa dinamica, né intendo restare a guardare mentre si consuma».
In secondo luogo, rendere chiaro che «non sto chiedendo un posto per l’Italia in questo o in quel formato. Tutt’altro: se può rendere la mia richiesta più credibile, sono pronta a dire che non chiedo questo ruolo né per me né per l’Italia». Aggiunge: «Quando abbiamo potuto, non abbiamo mai fatto mancare il nostro contributo, e non lo faremo domani. Ma non siamo disposti ad accettare che si negozino, in assenza di un mandato, impegni che anche la nostra Nazione sarà poi chiamata ad assumere».
Cosa chiede Meloni a Costa
Proprio perché il risultato «ci sta molto più a cuore del formato», Meloni chiede di parlare «con una voce sola, e autorevole», decidendo «una volta per tutte chi siede al tavolo negoziale in rappresentanza dell’Unione Europea, e con quale mandato». Oltre a spiegare quali sono le esigenze per l’Europa, la premier avanza una richiesta a Costa: «Che nel prossimo Consiglio Europeo informale di Dublino la questione venga discussa, affinché il Consiglio Europeo di dicembre sia in grado di formalizzare una decisione sul punto, anche dopo un raccordo con Regno Unito, Norvegia e gli altri partner europei interessati». Se ciò non potrà accadere, termina Meloni, «temo che rischiamo di condannare l’Europa all’irrilevanza nel processo negoziale».

