Ultime notizie Delitto di GarlascoHackerLeonardo Del VecchioMidtermUcraina
SCUOLA E UNIVERSITÀAustriaChatGPTGiovaniIntelligenza artificialeScuola

La prof corregge i compiti con ChatGPT, ma gli studenti protestano: «Vogliamo che sia lei a leggerli»

06 Novembre 2026 - 13:07 Ygnazia Cigna
scuola prof corregge compiti chatgpt
Le correzioni erano più dettagliate e accurate, ma i ragazzi le percepivano come impersonali. Il racconto di un'insegnante austriaca sull'uso dell'intelligenza artificiale a scuola
Google Preferred Site

Correzioni più accurate, commenti dettagliati e suggerimenti personalizzati. Ma, anziché apprezzare il lavoro dell’insegnante, gli studenti hanno protestato. «Questa correzione sembra fatta da ChatGPT», le ha fatto notare uno di loro dopo aver ricevuto il proprio compito. E aveva ragione. Claudia Muellauer, docente di Lingua e Teoria della conoscenza all’International Highschool Herzogberg, in Austria, ha iniziato a utilizzare l’intelligenza artificiale per correggere gli elaborati dei suoi alunni. Non per sottrarsi al lavoro, ma per offrire valutazioni più approfondite. Il risultato, però, è stato diverso da quello sperato. Più i commenti diventavano precisi, meno gli studenti li consideravano autentici. A raccontare l’esperienza è la stessa insegnante a The Algorithm in the Room, il volume pubblicato dall’Unesco e ripreso da Avvenire, che affronta le implicazioni dell’intelligenza artificiale per il futuro dell’istruzione.

Il paradosso delle correzioni con l’intelligenza artificiale

L’esperimento era nato dalla curiosità di esplorare le potenzialità dei nuovi strumenti tecnologici. Muellauer caricava i compiti degli studenti, forniva al chatbot indicazioni precise e ne esaminava le risposte. Poi interveniva personalmente, eliminando le osservazioni poco pertinenti, modificando alcuni passaggi e aggiungendo parole di incoraggiamento. Un procedimento tutt’altro che rapido. Se prima bastavano pochi minuti per correggere un elaborato, con l’intelligenza artificiale ne servivano paradossalmente di più. Nonostante il tempo dedicato a ogni compito, gli studenti continuavano a percepire quelle valutazioni come distanti. «Mi hanno detto che volevano che leggessi il loro lavoro», racconta la docente, spiegando che per i ragazzi il ricorso all’AI era diventato un segnale della sua «assenza». «Più il feedback diventava “perfetto”, meno sembrava reale ai miei studenti», osserva Muellauer.

«Il lavoro dell’insegnante? La relazione sempre al centro»

La docente ha provato anche a spiegare alla classe come utilizzasse concretamente l’intelligenza artificiale, chiarendo che dietro ogni correzione continuava a esserci un suo intervento. Alcuni ragazzi hanno ammesso di servirsi a loro volta dei chatbot per sviluppare idee o preparare le prime bozze dei testi, ma questo non ha cambiato la loro percezione. «A volte mi sembra di imbrogliare, anche quando so di aver lavorato più che mai», ammette anche l’insegnante. La docente, dal canto suo, non rinnega la propria esperienza. Ritiene anzi che l’intelligenza artificiale l’abbia aiutata a diventare un’insegnante migliore. Ma riconosce anche che «l’insegnamento è sempre stato un lavoro fondamentalmente relazionale».

leggi anche