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Università, il governo annuncia 200 milioni in più. Ma i fondi vanno all’efficienza energetica: niente nuove risorse per borse di studio e alloggi

04 Novembre 2026 - 17:35 Ygnazia Cigna
università iscrizioni tardive
Taglio del turnover dei docenti al 75%, la riduzione del fabbisogno energetico, lo sconto sui libri universitari (digitali): cosa c'è nel testo della legge di bilancio
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Duecento milioni di euro di risorse aggiuntive per le università e altri 270 milioni liberati da vincoli di spesa. Sono i numeri con cui il ministero dell’Università e della Ricerca, guidato da Anna Maria Bernini, ha presentato gli interventi contenuti nella bozza della legge di Bilancio 2027. Ma quanto di questi finanziamenti si tradurrà effettivamente in maggiori risorse per gli atenei, per chi ci lavora e per gli studenti? La questione emerge proprio mentre, da settimane, gli universitari protestano accampandosi con le tende davanti agli atenei per denunciare il caro affitti e chiedere più borse di studio, alloggi e servizi. A leggere le disposizioni della manovra, però, il quadro è più articolato di quanto suggeriscano gli annunci. I 200 milioni sono destinati esclusivamente a interventi di efficientamento energetico e saranno disponibili soltanto dal 2028. I 270 milioni, invece, rappresentano risorse già presenti nel sistema universitario, che verranno utilizzate diversamente. Non risultano invece nuovi stanziamenti specifici per il diritto allo studio e per il 2027 è prevista una limitazione del turnover dei professori. A contestare la lettura del governo è il sindacato della Flc Cgil attraverso un’analisi tecnica della manovra.

I 200 milioni annunciati dal ministero: dove vanno davvero

«Più risorse per le università, più opportunità per gli studenti», ha dichiarato la ministra Bernini, annunciando 200 milioni di euro aggiuntivi rispetto ai circa 9,5 miliardi del Fondo di finanziamento ordinario (FFO), il principale strumento con cui lo Stato finanzia il funzionamento degli atenei. L’obiettivo dichiarato dal ministero è ridurre i consumi energetici degli edifici universitari e alleggerire il peso delle bollette, lasciando così maggiori disponibilità economiche alle istituzioni. «Meno consumi energetici, bollette più leggere e più risorse per la formazione, la ricerca e i servizi per gli studenti», ha annunciato Bernini. Ma l’articolo 80 della bozza della manovra chiarisce che non si tratta di 200 milioni aggiuntivi da destinare direttamente al finanziamento ordinario degli atenei.

Obiettivo: ridurre il fabbisogno di energia

Dei 200 milioni complessivi, infatti, 130 sono riservati alle università statali, 55 agli enti pubblici di ricerca e 15 alle istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), come conservatori e accademie. I finanziamenti, previsti per il solo 2028, saranno gestiti attraverso il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e il Gestore dei servizi energetici (GSE). Potranno essere utilizzati esclusivamente per interventi che consentano di ridurre di almeno il 30% il fabbisogno di energia primaria degli edifici. Non sarà dunque possibile impiegarli per assumere personale, aumentare le borse di studio o finanziare direttamente altre attività universitarie. «Non sono risorse per il sistema, sono risorse finalizzate all’efficientamento energetico», spiega a Open Claudio Musico, responsabile nazionale della Flc Cgil per l’università. L’investimento potrebbe comunque produrre benefici economici indiretti, riducendo le spese energetiche degli atenei. Ma non si tratta di finanziamenti immediatamente disponibili per la didattica, la ricerca o i servizi agli studenti.

I 270 milioni «liberati»: risorse già esistenti

Un secondo intervento riguarda i 270 milioni di euro che il ministero annuncia di voler rendere disponibili, sottraendoli a specifici vincoli di destinazione. Secondo il governo, questa operazione consentirà agli atenei di programmare le proprie attività con maggiore autonomia, distribuendo le risorse in base alle esigenze dei territori e ai risultati conseguiti nella didattica, nella ricerca e nella qualità dei servizi agli studenti. In questo caso, però, non si tratta di nuovi finanziamenti. «Le risorse sono infatti già destinate al sistema universitario e attualmente sostengono i cosiddetti Dipartimenti di eccellenza, un programma introdotto nel 2016 per finanziare 180 dipartimenti selezionati attraverso procedure competitive», spiega il sindacalista. La bozza della manovra stabilisce che, alla conclusione del secondo ciclo di finanziamento 2023-2027, il programma non venga rinnovato e che dal 2028 le relative somme siano ridistribuite agli atenei per progetti strategici riguardanti ricerca, didattica e infrastrutture. «Sono soldi che toglie l’università dai dipartimenti di eccellenza e li utilizza per altro, non sono soldi aggiuntivi», chiarisce Musico.

La stretta sulle assunzioni: turnover al 75% nel 2027

La bozza della manovra introduce anche una limitazione delle assunzioni nel settore universitario. L’articolo 66 prevede per il 2027 un turnover del 75% per i professori universitari, con ritorno al 100% dal 2028. «Significa che gli atenei potranno sostituire soltanto tre professori ogni quattro che lasciano il servizio, considerando le risorse disponibili per il reclutamento. Le somme risparmiate per effetto delle mancate assunzioni dovranno essere versate allo Stato», spiega il sindacalista. Come ricorda la Flc Cgil, «è già stato fatto nel 2025 e ha comportato una riduzione di circa 40 milioni di euro». Per il 2027 il sindacato stima un ulteriore impatto di almeno 40 milioni, una previsione che non è però quantificata direttamente nel testo della manovra. «Il complessivo sarà che alla fine del 2027 ci saranno meno docenti e ricercatori di ruolo rispetto alla fine del 2026», avverte Musico.

Le risorse per la ricerca

Sul fronte della ricerca, la legge di Bilancio introduce anche una nuova misura. Dal 2029 sono previsti 15 milioni di euro annui per il Programma nazionale Talenti per la Ricerca, destinato a selezionare dottorandi per finanziare incarichi post-doc di un anno, cofinanziati al 50% dagli atenei o dagli enti di ricerca, oppure periodi di ricerca all’estero. Per la FLC CGIL, tuttavia, l’intervento non risponde al problema più ampio del precariato universitario, perché non introduce un piano di stabilizzazione del personale già impiegato negli atenei.

Borse di studio e alloggi: le richieste degli studenti restano senza nuovi finanziamenti

È soprattutto sul diritto allo studio che emerge la distanza tra gli interventi previsti e le richieste delle mobilitazioni universitarie. «Nonostante le proteste contro il caro affitti e la carenza di alloggi accessibili, nel testo della manovra non figurano nuovi stanziamenti specifici per aumentare le borse di studio, realizzare posti letto universitari o ampliare i servizi dedicati agli studenti», commenta il sindacalista. «Non è previsto neppure un intervento per estendere la no tax area, la fascia di esenzione dalle tasse universitarie legata all’Isee. Non c’è una lira in più né per il diritto allo studio né per finanziare l’aumento delle borse», sostiene Musico, secondo cui «le richieste degli studenti sono state tutte ignorate».

Lo sconto sui libri universitari (digitali)

La bozza contiene comunque altre disposizioni che possono interessare i giovani. Tra queste, un’agevolazione fiscale per determinate locazioni stipulate con persone sotto i 36 anni e una misura che impone agli editori di rendere disponibili versioni digitali stampabili dei libri universitari a un prezzo inferiore di almeno il 50% rispetto a quello cartaceo. Il ministero, dal canto suo, punta sulla riduzione delle spese energetiche e su una gestione più flessibile delle risorse per migliorare indirettamente i servizi.

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