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Stephen Miller, il falco dell’immigrazione al comando della Casa Bianca: chi è il nuovo capo dello staff di Trump

06 Novembre 2026 - 21:55 Stefania Carboni
Stephen Miller
Fedelissimo di Trump sin dalla prima ora, fautore dell'uso spregiudicato dei decreti esecutivi e paladino della linea dura sui confini, una «lotta per la sopravvivenza della civiltà occidentale»
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Abiti sartoriali impeccabili, dialettica tagliente e una fedeltà incrollabile a Donald Trump e alla causa MAGA. A 41 anni, Stephen Miller assume il ruolo di capo dello staff presidenziale subentrando alla più riservata Susie Wiles. Definito dall’ex speaker repubblicano Kevin McCarthy come «il cervello di Trump», il neoeletto coordinatore della West Wing non è mai stato un consigliere dietro le quinte: ama le telecamere, non teme il contraddittorio ed è l’architetto delle battaglie più radicali della destra trumpiana.

Miller e l’idea dell’Ice

Cresciuto a Santa Monica e laureato alla Duke University — dove dirigeva un foglio conservatore —, Miller ha concepito l’uso massiccio dei decreti presidenziali per aggirare le resistenze del Congresso, spingendosi a rispolverare norme del XIX secolo o leggi belliche risalenti a oltre duecento anni fa per giustificare blitz anti-migranti e tariffe doganali. Per lui, il rigore sui confini è uno scontro esistenziale finalizzato a «salvare la civiltà occidentale»: sua la linea dura imposta all’ICE con retate a tappeto, come quelle a Los Angeles sfociate nel dispiegamento di migliaia di soldati o i contestati interventi a Minneapolis.

Sempre fedele a Donald, anche nei momenti più bui

Fedele al tycoon anche nei momenti più bui — dalle tensioni del primo mandato fino all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 —, Miller ha saputo rendere egemoni le sue tesi nel secondo mandato, arrivando a ventilare la sospensione dell’habeas corpus per le espulsioni dei clandestini. L’unico vero momento di vulnerabilità politica si è consumato sul terreno delle frizioni tra Trump ed Elon Musk: la moglie di Miller, Katie, era infatti portavoce del DOGE guidato dal patron di Tesla e si apprestava a seguirlo nelle sue aziende proprio mentre il miliardario rompeva rumorosamente con la Casa Bianca. Con la nomina a capo dello staff, Miller consolida la propria ascesa, ponendosi come il vero custode ideologico della linea presidenziale.

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