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Scomparsa di Mimì Manzo, a processo la figlia e due ex amici. La giovane: «Finalmente, accerteranno che io non c’entro niente»

08 Novembre 2026 - 17:12 Alba Romano
domenico mimi manzo
Rinvio a giudizio per Alfonso Russo e Loredana Scannelli (omicidio aggravato e occultamento di cadavere) e per Romina Manzo, figlia della vittima (favoreggiamento personale)
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Il gup di Avellino ha disposto il rinvio a giudizio per tre persone nell’ambito delle indagini sulla scomparsa di Domenico “Mimì” Manzo, l’ex muratore ed ex calciatore della Ternana sparito da Prata di Principato Ultra la sera dell’8 gennaio 2021. Gli ex fidanzati Alfonso Russo e Loredana Scannelli andranno a processo con le accuse di omicidio aggravato da motivi abietti e occultamento di cadavere, mentre la figlia della vittima, la 26enne Romina Manzo, è imputata per favoreggiamento. Nonostante le numerosissime ricerche effettuate nel corso di quasi sei anni in tutta la zona, il corpo dell’uomo non è mai stato trovato.

La figlia: «Finalmente, così si accerta che io non c’entro nulla»

«Così finalmente ci sarà un processo e si potrà accertare che io non c’entro niente, perché sono altri i responsabili della sua morte», ha commentato la giovane al Corriere della Sera. Per gli inquirenti, Romina avrebbe taciuto su dichiarazioni compromettenti e fornito orari contraddittori: «Ha solo confuso gli orari — spiega Federica Renna, sua legale — quanto alle frasi non riferite, nell’immediatezza non gli diede il giusto peso».

Il movente secondo la procura

La tesi accusatoria ipotizza che Manzo sia stato inseguito e ucciso da Russo e Scannelli dopo aver minacciato di denunciarli per consumo e spaccio di droga durante la festa di compleanno della figlia. Il telefono dell’uomo si è spento vicino a dei tombini, e Russo «conosceva la mappa dei tombini e dell’intero sistema idrico e di depurazione» in quanto operatore ecologico. Alle 3 del mattino l’uomo avrebbe detto a Romina: «È inutile continuare a cercarlo, tanto è morto e non si può fare più nulla», urlando poi alla compagna nei giorni successivi: «Ma tu hai capito che sto rischiando trent’anni di carcere?». Il corpo sarebbe stato poi occultato «dopo averlo caricato nel portabagagli dell’auto (a noleggio, ndr) in uso alla Scannelli. Portabagagli poi rinvenuto sporco di terriccio e fogliame al momento della riconsegna». A pesare sui rapporti familiari, il cospicuo risarcimento da 260mila euro ottenuto da Romina dopo un coma: «il padre — scrivono gli inquirenti — temeva che quegli amici la sfruttassero, temendo che lei dilapidasse tutto il risarcimento».

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