LE NOSTRE STORIE

Chiesa Valdese: «Chi contrappone una tragedia a un'altra non fa l'interesse di nessuno»

Angela Gennaro - 10/01/201919:41

La videointervista di OPEN a Marco Fornerone, pastore della Chiesa Valdese di Piazza Cavour, la più grande delle tre che si trovano a Roma. «La nostra priorità è aiutare chi è nel bisogno e nella sofferenza, tutto il resto viene dopo».

«Una pagina vergognosa e disumana della politica europea». È così che la Chiesa Valdese definisce la vicenda Sea Watch e Sea Eye. Vicenda che si è chiusa con lo sbarco dei migranti ieri a Malta - 32 delle 49 persone erano in mare da 19 giorni dopo il salvataggio. Migranti che verranno distribuiti tra otto paesi europei tra cui l'Italia. 

A occuparsi dell'accoglienza per il nostro Paese sarà proprio la Chiesa Valdese. «Siamo felici di dare il nostro contributo e ci occuperemo di queste persone riconoscendo la loro dignità, come abbiamo sempre continuato a fare con tutti, anche con tanti italiani, di cui noi ci occupiamo quotidianamente, come in generale le chiese cristiane in Europa fanno per tutti», spiega il moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini. «La nostra priorità è aiutare chi è nel bisogno e nella sofferenza, tutto il resto viene dopo».

L’ospitalità è «totalmente a carico delle chiese protestanti grazie al finanziamento della Tavola valdese e a donatori, come per tutti i programmi rifugiati e migranti, primo fra tutti i corridoi umanitari promossi ecumenicamente dal 2015 insieme alla Comunità di Sant’Egidio», dice una nota.

«Siamo sui 20mila fedeli in Italia», racconta a OPEN Marco Fornerone, pastore della Chiesa Valdese di Piazza Cavour, la più grande delle tre che si trovano a Roma. «Da un lato per noi esiste la comunità e il culto, dall'altro il mettersi al servizio delle persone». Il punto è l'assistenza ai deboli e agli svantaggiati, non la nazionalità di provenienza. «E di questi tempi, i migranti sono tra chi vive fortissime condizioni di svantaggio». 

 

Marco ha 34 anni, è di origini piemontesi ed è al suo secondo "incarico". Il primo era stato a Udine. La "vocazione"? «È arrivata naturalmente, questo è il mondo che ho sempre conosciuto in famiglia». 

Il pastore racconta i progetti all'estero («Sì, li aiutiamo davvero a casa loro, anche grazie all'8 per mille», sorride) e quelli in Italia. «Chi contrappone chi soffre - ad esempio migranti e terremotati - lo fa per calcolo politico e non per vera preoccupazione. È la Bibbia che ci insegna ad accogliere», dice. «E a non distinguere». 

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