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Proteste contro Luigi Di Maio: che cosa è successo al liceo di Pomigliano d'Arco?

Charlotte Matteini - 04/02/201917:09Aggiornato 05/02/2019 15:20

Molti studenti non sono stati ammessi all'evento organizzato dal Liceo Imbriani alla presenza del vicepremier Luigi Di Maio. Manuel Masucci, coordinatore dell'Unione degli Studenti della Campania, ci ha raccontato che cos'è successo questa mattina 

Non accennano a placarsi le polemiche relative alla protesta degli studenti del Liceo Imbriani di Pomigliano d'Arco contro il ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio. In queste ore sta girando molto sul web una fotografia che ritrae un gruppo di allievi dell'Imbriani con le mani dietro la nuca circondato dalla Polizia. L'immagine è stata rilanciata sui social da molti utenti, tra cui Nicola Fratoianni, deputato di Liberi e Uguali e segretario di Sinistra Italiana. «Gravissimo. Da dove arrivano queste immagini di giovanissimi studenti in ginocchio, con le mani dietro la nuca e accerchiati dalla polizia in assetto antisomossa? Dal Venezuela? No, dal Liceo di Pomigliano dove stamattina si è recato Luigi Di Maio», scrive Fratoianni.

«Hanno impedito una normale contestazione da parte degli studenti, così come è stato impedito loro di intervenire e di prendere parola sui tagli all'istruzione, sulle scuole fatiscenti e sulla mancanza di fondi per il diritto allo studio. Vergognatevi. Giù le mani dai nostri figli, dal nostro futuro.  Risponderanno in Parlamento di questo atto vigliacco», conclude l'onorevole di Leu. Per capire i termini della questione, Open ha raggiunto telefonicamente Manuel Masucci, coordinatore dell'Unione degli Studenti della Campania. 

Com'è andata questa mattina?

«Di Maio è stato invitato all'Imbriani nell'ambito di un evento dedicato alle eccellenze. Quando abbiamo saputo che sarebbe stato ospite della nostra scuola, noi abbiamo chiesto un confronto perché avremmo voluto fargli delle domande, soprattutto chiedere conto dei tagli all'istruzione in legge di bilancio».

Il confronto è stato negato?

«Quando abbiamo chiesto questo confronto sono arrivate le minacce del preside, che ci ha vietato ogni tipo di contestazione. Il dirigente scolastico non ha mandato una circolare scritta per vietare le manifestazioni di protesta, ma l'ha detto singolarmente a quelli che riteneva i soggetti più "pericolosi" della scuola. L' incontro con Di Maio alla fine ha coinvolto solo i rappresentati di classe e non tutti gli studenti della scuola». 

Ma quindi, che cos'è successo a quel punto?

«Vedendoci negata la possibilità di parlare al ministro, abbiamo organizzato un presidio di protesta davanti all'ingresso del Liceo Imbriani, nella speranza di incontrare Di Maio almeno all'uscita. Quando tutti gli invitati stavano per uscire, però, la Polizia ci ha fatto spostare per far passare le macchine, accerchiandoci. A quel punto, allora, alcuni si sono seduti per terra e la Polizia ha iniziato ad avvicinarsi ancora di più. Noi volevamo incontrare Di Maio ma non ce l'hanno permesso, lui è uscito dal retro. Nel frattempo, alcuni ragazzi hanno iniziato a mettersi le mani dietro la testa per paura, poi altri ancora le hanno sollevate. Il nostro gesto voleva essere un segno di protesta per il trattamento che ci stavano riservando le istituzioni e la Polizia». 

A molti lettori e utenti, la protesta degli studenti dell'Imbriani di Pomigliano d'Arco ha immediatamente ricordato non tanto il Venezuela citato da Fratoianni, quanto più il famigerato video dei 153 studenti fermati in Francia per partecipazione a gruppo armato (e costretti a inginocchiarsi con le mani sulla testa) girato a Mantes-la Jolie nel dicembre dello scorso anno. Nel corso della visita all'Imbriani, alcuni studenti hanno fatto notare al vicepremier e al preside che l'evento stava prendendo una piega estremamente propagandistica e che non sembrava esattamente adatto a un pubblico di studenti delle superiori. Di Maio ha parlato di molti argomenti e smentito i tagli all'istruzione, sostenendo che in realtà Lega e 5 Stelle avrebbero stanziato più soldi di quanto fatto dal precedente governo e che «chi dice che ci sono 4 miliardi in meno non sa leggere la manovra» arrivando a battibeccare con un relatore.

Sulla scia di Fratoianni, è intervenuta anche la deputata Alessia Morani del PD annunciando «una interrogazione parlamentare»:


La replica dello staff di Di Maio

Replicando alla versione degli studenti in protesta, lo staff del vicepremier ha dichiarato a Open: «Quando abbiamo saputo della notizia che stava circolando tra gli studenti e riguardava il divieto di confronto e manifestazione, lo staff del Ministro si è messo in contatto con tutti e quattro i rappresentanti degli studenti. Abbiamo detto loro molto chiaramente che gli studenti devono poter manifestare e che avrebbero potuto fare tutte domande che ritenevano di voler fare. I quattro rappresentanti ci hanno chiesto incontro, che si è svolto stamattina. In seguito, Di Maio ha risposto alle domande in auditorium, si è fermato con loro anche dopo e si è fatto anche intervistare dagli studenti.
Dopo il pranzo siamo usciti dall'istituto ma poco prima ci hanno avvisato che alcuni manifestanti Cobas si sarebbero gettati in mezzo alla strada per fermare Di Maio - in mattinata lo staff del Ministro ha incontrato loro, gli apu, i gruppo 7 novembre, e i cooperativa santa Brigida - rischiando di coinvolgere anche gli studenti che stavano manifestando fuori dal liceo.
Alcuni studenti in presidio sono stati fatti entrare nell'edificio scolastico e sono stati incontrati dallo staff. Alcuni di loro, però, non hanno potuto accedere a scuola perché non iscritti, mentre altri hanno scelto di stare fuori e non incontrare Di Maio in auditorium. Di Maio non è scappato dal retro, ma ha seguito le indicazioni del servizio di sicurezza».

 

 

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