Le navi Ong tedesche ancora in alto mare. I medici: “Siamo preoccupati”

Non c’è ancora un porto per la Sea-Watch 3, da dieci giorni con 32 persone soccorse a bordo, e la Sea-Eye, con altri 17 migranti. Ma dagli Stati europei non arriva nessuna risposta

Dopo Natale a bordo, anche Capodanno. Non c’è ancora un porto e neppure una risposta per la Sea-Watch 3, la nave di ricerca e soccorso della organizzazione non governativa tedesca battente bandiera olandese che la mattina del 22 dicembre ha soccorso 32 persone nel Mediterraneo Centrale. Senza approdo resta anche una nave umanitaria, la Professor Albrecht Penck, di un’altra ong tedesca, la Sea-Eye: sabato scorso ha soccorso 17 persone da un barchino in legno.


Proprio Sea-Eye ha cominciato l’anno con una lettera aperta ai partiti parlamentari tedeschi della CDU/CSU, SPD, Verdi, FDP e Sinistra. La richiesta: aiutare “le persone soccorse in mare a trovare un posto sicuro di sbarco, come richiesto dal diritto internazionale”, per un’Europa “che non permette alle persone di morire in mare”.

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Credit: Alexander Draheim / Sea-eye.

L’appello è per le 49 persone soccorse che le due organizzazioni definiscono “tenute in ostaggio dagli Stati europei”. Italia e Malta continuano a non concedere un porto, né risposte sono arrivate dalla Spagna (dove è giunta nei giorni scorsi un’altra nave umanitaria, quella di Proactiva Open Arms) dall’Olanda o dalla Germania, nonostante la disponibilità all’accoglienza di oltre 30 città e diversi stati federali tedesche. “Sulla nostra nave ci sono 3 bambini e 4 minori non accompagnati”, dice la portavoce di Sea-Watch Italia Giorgia Linardi. “Le condizioni sono stabili ma soffrono il mal di mare per il peggioramento delle condizioni di navigazione”.

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I medici a bordo hanno inviato un report alle autorità maltesi: “Stiamo chiedendo a Malta di concederci almeno l’avvicinamento a terra affinché l’isola possa fungere da riparo naturale a corrente e vento”. “Sono le loro condizioni psicologiche a preoccuparci sempre di più”, dice in un video postato su Twitter oggi da Sea-Watch la dottoressa Ayla Emmink. “Non solo: li abbiamo messi tutti sotto coperta per ripararli da onde e vento. Ma se qualcuno si dovesse ammalare, un contagio sarebbe immediato”, ha continuato.

Un estratto del video pubblicato su Twitter da Sea-Watch.

La situazione sta peggiorando, lo stress aumenta e la nave non è attrezzata per far restare a bordo le persone per così tanti giorni, dicono i medici. Il capo missione in mare, il tedesco Philip Hahn, ha la voce sempre più stanca nel raccontare a OPEN l’ultima notte a bordo, quella di San Silvestro: “È stata dura: il vento è sempre più forte e le onde alte arrivavano sulla nave da ogni parte. La nave ondeggiava da destra a sinistra. Abbiamo fatto di tutto per confortarli ma avevano il mal di mare”.

“Siamo preoccupati perché sono giorni che non mangiano del cibo vero e la tensione a bordo cresce. La condizione psicologica è pesante”. Lo stress aumenta sia per i migranti “che per il mio equipaggio. Questa mattina – ha dichiarato – al risveglio ho visto molte facce stanche”.Tra qualche giorno dovrebbe arrivare anche il cambio di equipaggio. “Ma non abbiamo idea di come andrà a finire”, conclude Giorgia Linardi.

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