Di Maio al villaggio Rousseau parla di infrastrutture. Ma non cita mai la Tav

di Cristin Cappelletti

Il vicepremier è intervenuto sul palco dell’evento: «Le opere infrastrutturali, piccole, medie o grandi vanno fatte»

«Veniamo da 2 giorni non semplici e mi sono ripromesso di non alimentare questo dibattito, ma deve essere chiaro che noi le infrastrutture le dobbiamo fare. Infrastrutture grandi, medie e piccole, digitali e fisiche».

Dal palco di Villaggio Rousseau – l'evento di formazione politica organizzato dall'omonima associazione – Luigi Di Maio sfiora il tema Tav, ancora troppo caldo dopo settimane di liti e una crisi di governo sventata (forse) all'ultimo minuto, ma non rinuncia a togliersi un sassolino dalla scarpa.

Quella frase attribuita a Salvini «vediamo chi ha la testa più dura» proprio non gli è andata giù: «C'è sempre questo senso di instabilità del Paese che a volte viene alimentato da esponenti del governo.

L'obiettivo del M5S è dare tranquillità, non deve essere più possibile creare tensioni perchè se uno dall'altra parte dice "vediamo chi ha la testa più dura, vediamo chi va fino in fondo'" io dico questo è folclore, pensiamo alle cose serie».

A tornare sul nodo Tav è stata la vicepresidente del Senato Paola Taverna. «Abbiamo fatto tutti i passaggi per bloccare i bandi e quindi consentire al presidente Conte di avere i colloqui con la Francia»., ha detto.

A chi la interroga sul rischio, per l'Italia, di dover pagare delle penali, Taverna risponde così: «A me non risulta che in questa fase ci sia il rischio di pagare delle sanzioni, l'unico rischio era investire soldi in un progetto che non verrà fatto».