L’Aids trasmessa con i vaccini, l’ultima frontiera dei complottisti

Diverse tesi hanno cercato di mettere in relazione vaccini e Hiv, sia per quanto riguarda l’origine del virus, sia come arma per scatenare – attraverso le campagne vaccinali – delle epidemie di Aids 

Un documentario presentato al Sundance Film Festival riaccende i riflettori su una teoria del complotto che lega l’Hiv ai vaccini. Durante gli anni ’90 in Sudafrica sarebbero stati somministrati dei falsi vaccini alla popolazione nera per sterminarla, diffondendo invece l’Hiv. Questo genere di accostamento non è l’unico, esiste anche una teoria secondo cui il virus dell’Aids avrebbe avuto origine durante la somministrazione di un vaccino antipolio in Congo negli anni ’50.

Se l’Hiv viene inoculato attraverso i vaccini

Il documentario intitolato Cold Case Hammarskjold racconta, attraverso un presunto testimone diretto, in che modo negli anni ’90 sarebbe stato diffuso sistematicamente il virus dell’Hiv nella popolazione nera del Sudafrica attraverso finti vaccini. Questa rivelazione sarebbe emersa durante un’indagine dei documentaristi condotta in loco, dedicata a ben altro argomento: studiare le circostanze in cui una milizia bianca avrebbe assassinato il segretario generale delle Nazioni unite Dag Hammarskjold, orchestrando un incidente aereo.

Un omicidio che sarebbe avvenuto col supporto dei servizi segreti britannici e americani. Uno dei testimoni, un ex membro della milizia, aggiunge però un particolare sconcertante quanto imprevisto: la sua organizzazione avrebbe inoculato il virus dell’Aids alla popolazione nera, utilizzando dei finti vaccini, allo scopo di sterminarla.

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Le cose che non tornano

Questa tesi però è difficile da prendere sul serio. Non solo perché un’epidemia di Aids non può discriminare tra bianchi e neri nel diffondersi ma anche perché ci sono delle falle a livello pratico. Ad affermarlo è Salim S. Abdool Karim, rinomato ricercatore sull’Hiv, che lavorò allo studio del virus proprio negli anni ’90 in Sudafrica. Non esistevano proprio le attrezzature sufficienti, né i fondi, ed è difficile pensare che tutte le persone coinvolte nel complotto potessero restare zitte. La natura stessa dell’Hiv pone dei limiti ad un piano simile.

C’è una ragione medica per essere molto scettici – spiega Karim – è difficile isolare, manipolare e coltivare in laboratorio il virus dell’Hiv. Mettere il virus in una soluzione, mantenerlo attivo e diffonderlo attraverso le iniezioni sarebbe difficile anche oggi. All’inizio degli anni ’90, solo una manciata di laboratori al mondo aveva la capacità di condurre esperimenti così sofisticati con l’Hiv.

Le misteriose origini dell’Aids

Se non si è ancora del tutto concordi sulle ragioni della massiccia diffusione dell’Aids in Africa, su quelle del virus ad oggi possiamo solo fare delle ipotesi. Ed è in questo frangente che si inserisce un’altra teoria. In uno spettacolo messo in opera da Christian Biasco agli inizi degli anni 2000, viene esposta la tesi in base alla quale l’Aids potrebbe essere originata mediante una sperimentazione del vaccino antipolio in Africa, negli anni ’50.

La poliomielite è stata una malattia particolarmente diffusa in Occidente prima che venisse trovato un vaccino stabile. Se il virus riesce a penetrare nel midollo spinale può causare vari tipi di paralisi, fino a bloccare la respirazione, ragione per cui vennero compiuti grandi sforzi nella ricerca di un vaccino. Biasco ha il merito di essersi interessato a un argomento molto controverso che raramente viene presentato al grande pubblico.

Lo ha fatto senza scagliarsi contro i vaccini ma anzi elogiando Albert Sabin, padre del primo vaccino orale stabile contro la poliomielite. Inoltre, per quanto scettico, riporta correttamente tutte le confutazioni alla teoria. Effettivamente, analizzando punto per punto le tesi su un’origine accidentale e umana dell’Aids non troviamo sufficienti riscontri, anzi esistono spiegazioni alternative e più semplici.

Non possiamo parlare di una tesi di complotto vera e propria, in quanto l’origine sarebbe stata del tutto accidentale. Il complotto, piuttosto, scatterebbe in un secondo momento e avrebbe coinvolto la comunità scientifica che avrebbe cercato di smentire i «fatti», ritenendo poco rilevante conoscere le origini dell’Hiv. Si tratterebbe quindi di una variante piuttosto insolita, rispetto alla più diffusa tesi cospirazionista dell’Hiv inteso come inesistente o innocuo.

Le ricerche per trovare un vaccino orale stabile contro la poliomielite (Opv), scoperto grazie ad Albert Sabin, ebbero come teatro anche il Congo, dove tra il 1957 e il 1960 vennero effettuate delle campagne di vaccinazione di massa. Secondo la teoria che collega l’Hiv ad un vaccino sperimentale Opv, i vaccini sarebbero stati realizzati coltivando il virus della poliomielite in tessuti derivati da reni di scimpanzé.

L’idea generale è che utilizzando dei tessuti di animali simili all’uomo si possano coltivare i virus da rendere inoffensivi, in questo modo il nostro sistema immunitario a contatto con loro «impara» a riconoscere il virus, rendendoci immuni a esso.

Secondo i sostenitori del collegamento tra Opv e Hiv, lo scienziato Hilary Koprowski durante le sue sperimentazioni in Africa avrebbe usato a sua insaputa reni di scimmia infetti da un virus (il Siv: Simian immunodeficiency virus), che poi mutando sarebbe diventato l’Hiv. Il suo vaccino venne somministrato a un milione di persone, nel Congo, in Ruanda e nel Burundi.

Il principale sostenitore della tesi fu il giornalista Tom Curtis, con la pubblicazione di un articolo sulla rivista Rolling Stones nel 1992, poi ritrattato a seguito di una causa legale indetta da Koprowski. A Curtis si unì il collega Edward Hooper con la pubblicazione del saggioThe River nel 1999.

In un incontro tenutosi alla Royal Society nel 2000 queste tesi vennero confutate alla luce di diversi dati che gli autori non hanno saputo argomentare in maniera convincente. Non vennero mai usati durante le sperimentazioni in Africa reni di scimpanzè e analizzando alcuni campioni delle colture di Koprowski non risulta la presenza dell’Hiv. Il salto dal virus presente nelle scimmie all’uomo è avvenuto prima delle sperimentazioni di Koprowski. Dati che negli anni successivi hanno avuto ulteriori conferme.

Ad oggi l’ipotesi più accreditata riguardo alle origini dell’Hiv parte dal fatto che in Africa gli scimpanzè venivano macellati per essere mangiati. La trasmissione e la mutazione del virus sarebbero quindi avvenuti lentamente. Per venire a contatto con il virus già presente nel sangue delle scimmie sarebbe stato sufficiente un piccolo taglio sulla mano. Una possibilità non così remota, visto che di solito queste macellazioni avvenivano senza protezioni.

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