Violenza a Manduria: «Ragazzi in carcere perché in famiglia non sarebbero controllati»

Per i sei minorenni, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere è arrivata ieri, 2 maggio. Sono tutti coinvolti nell’inchiesta sulla morte di Antonio Stano, il pensionato morto il 23 aprile dopo una lunga serie di aggressioni e vessazioni

Tutti in carcere. Tra il 2 e il 3 maggio, i giudici hanno disposto due ordinanze di custodia cautelare per gli otto ragazzi indagati a Taranto nell’inchiesta sulla morte di Antonio Stano, 66enne di Manduria deceduto il 23 aprile dopo una lunga serie di vessazioni e violenze. I 6 minorenni – due di 16 anni, quattro di 17 anni – hanno già trascorso la loro prima notte nel carcere minorile. Gli avvocati li definiscono «provati e dispiaciuti». Qualcuno, dopo aver letto le contestazioni dei magistrati, è scoppiato a piangere. Per i due maggiorenni la decisione è arrivata la mattina del 3 maggio. Secondo il giudice per le indagini preliminari, «la misura della custodia cautelare in carcere appare sostanzialmente adeguata alla gravità dei fatti, avendo gli indagati dimostrato notevole inclinazione alla consumazione di reati, totale inaffidabilità e completa assenza di freni inibitori». I nuclei familiari dei due indagati, continua il gip, «hanno dato prova di incapacità a controllare ed educare i due giovani»: per questo è stata esclusa la concessione degli arresti domiciliari. Le accuse contro gli 8 indagati sono pesanti, almeno quanto le immagini degli assalti nell’appartamento di Stano: tortura, sequestro di persona, danneggiamento e violazione di domicilio. «Stano è stato fatto oggetto di un trattamento inumano e degradante – si legge ancora nel documento del giudice – braccato dai suoi aguzzini, terrorizzato, dileggiato, insultato anche con sputi, spinto in uno stato di confusione e disorientamento, costretto ad invocare aiuto per la paura e l’esasperazione di fronte ai continui attacchi subiti e, di più, ripreso con dei filmati (poi diffusi in rete nelle chat telefoniche) in tali umilianti condizioni».

I ragazzi si dicono «dispiaciuti e provati»

Secondo fonti della difesa, alcuni degli otto giovani coinvolti in questa vicenda si sono detti «dispiaciuti e provati». I ragazzi si sono riconosciuti nei video acquisiti dagli inquirenti e hanno spiegato qual è stato il loro ruolo. Durante gli interrogatori, il più grande del gruppo ha ammesso di aver partecipato a una sola “incursione” nell’abitazione del pensionato, documentata anche da uno dei video acquisiti dagli inquirenti, respingendo comunque le accuse di aver avuto un ruolo attivo. Anche uno dei minori interrogati, a quanto si apprende, ha negato di aver partecipato ad atti di violenza. Ora i giudici dovranno decidere se convalidare o meno i fermi e stabilire se la misura cautelare va confermata, revocata o attenuata. I giovani, secondo gli investigatori, avrebbero fatto delle riprese con i cellulari mentre sottoponevano la vittima a violenze con calci, pugni e bastoni, per poi diffondere i video su chat di Whatsapp. Secondo la testimonianza della ragazza sedicenne di uno dei ragazzi, lo zio di uno dei presunti aggressori stava cercando di contattare gli altri componenti della baby gang intimando loro di non fare il nome del nipote alla Polizia.

La Marcia per la civiltà

Nel frattempo è stata rinviata a mercoledì 8 maggio la “Marcia per la civiltà” organizzata dalla Pro Loco di Manduria in memoria di Stano. Il raduno è previsto dalle ore 9.30 nella zona degli istituti secondari di Via Sorani. Hanno già aderito la Confcommercio di Manduria, le scuole, le parrocchie e l’amministrazione comunale, che sarà presente con il proprio gonfalone. Manduria «è città che accoglie, che dà sempre prova di grande solidarietà», ha scritto il presidente della Pro Loco Domenico Sammarco alla procuratrice minorile Pina Montanaro invitandola alla manifestazione. «È insopportabile e inaccettabile l’accanimento mediatico contro questa città, trasformata in pochi istanti nello stereotipo del borgo sperduto in un sud arretrato ed assediato dalla malavita. Ci meraviglia e ci addolora che a farlo siano proprio quelle Istituzioni che, abbassandosi al livello dei tanti giustizieri che affollano il web e che davanti ad un monitor soppesano le coscienze degli altri, si scrollano di dosso ogni responsabilità troppo frettolosamente e con faciloneria scaricandola sui cittadini che invece invocano, disattesi, protezione e assistenza», scrive Sammarco.

Oggi sono stata a Manduria per portare un mazzo di fiori davanti casa di Antonio, 66enne seviziato e torturato da una…


Posted by Giorgia Meloni on Thursday, May 2, 2019
«Oggi sono stata a Manduria per portare un mazzo di fiori davanti casa di Antonio, 66enne seviziato e torturato da una baby gang e poi tragicamente morto. Fratelli d’Italia sta depositando in questi giorni la proposta di legge per l’introduzione del reato di bullismo», scrive oggi su Facebook la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. «È ora di usare il pugno di ferro contro i bulli, maggiorenni e minorenni». In copertina Renato Ingenito/Ansa | La finestra dell’abitazione di Antonio Stano, vittima di violenze in stile ‘Arancia meccanica’ da parte di una baby gang che lo ha più volte assalito in casa, a Manduria (Taranto), 26 aprile 2019.

Leggi anche:

Leggi anche