Rose rosse per il rientro a scuola della professoressa di Palermo

Era stata sospesa per non aver vigilato sulla proiezione di un video realizzato dai suoi studenti in cui il decreto Sicurezza veniva accostato alle leggi razziali del 1938

Rientra a scuola dopo quindi giorni di sospensione la professoressa di Palermo Rosa Maria Dell’Aria, rea di non aver vigilato sulla proiezione di un video realizzato dai suoi studenti, in occasione del giorno della Memoria. Per l’occasione, gli studenti l’hanno accolta con un mazzo di rose rosse. Quindici, per la precisione, come il numero di giorni di sospensione.

Lo scorso 11 maggio Dell’Aria era stata sospesa a fronte di un tweet inviato al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti a fine gennaio da Claudio Perconte, un attivista di Monza (probabilmente vicino a CasaPound) e che aveva ottenuto le informazioni sul video della scuola di Palermo.

Da lì la conseguente indagine e poi la sospensione arrivata dall’ufficio scolastico provinciale – con conseguente dimezzamento dello stipendio. Nel video proiettato dagli studenti della professoressa, veniva accostata la promulgazione delle leggi razziali del 1938 al “decreto sicurezza” del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

«Dopo 15 giorni di attesa e dopo tanto clamore, siamo finalmente sereni perché la professoressa è tornata in classe. È stata punita per un provvedimento che ritengo ingiusto: come si può vigilare il libero pensiero?». Così ha esordito il vice preside dell’Iti Vittorio Emanuele III di Palermo, Giuseppe Castrogiovanni.

A prendere la parola è poi un’altra collega della professoressa che si è unita al pensiero del vice preside: «C’è mancata come l’aria in questi giorni. Ha perso molto peso, si vede che è provata, ma ha affrontato tutto senza agitazione, con molta signorilità. Per tutti noi è stata una brutta esperienza, molto dolorosa, che nessuno si aspettava e che ci ha scosso».

La collega chiude l’intervento ringraziando la professoressa Dell’Aria, perché è grazie a lei se il corpo docenti si è riscoperto più unito che mai.
«Avevamo forse dimenticato l’importanza del nostro lavoro, invece svolgiamo un ruolo importante».

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