Europee, in Ungheria un plebiscito per Orbàn: «Bloccheremo l’immigrazione in tutta Europa»

Con il 52% delle preferenze Orbán ha stravinto la sfida europea. Il primo ministro ungherese incassa anche un’affluenza record e rilancia la sfida a Bruxelles: «Obbligati a fermare l’immigrazione in Europa»

Orbán non vince. Stravince le europee col 52%. Il primo ministro ungherese incassa un risultato che sa di plebiscito. Doveva essere un referendum sull’operato del suo partito Fidesz e gli ungheresi gli hanno dato ragione. Con un’affluenza alle urne del 43.4% il popolo magiaro ha scelto cosa vuole dall’Europa: più sovranità e maggiore libertà dai dictat europei.

Budapest non molla Orbán

«La vittoria – ha commentato in serata Orbán – ci obbliga a bloccare l’immigrazione in tutta Europa, a costruire l’Europa delle Nazioni, a difendere la cultura cristiana». Il sovranista Orbán, etichettato più volte come xenofobo e razzista, ha rilanciato la sua immagine dimostrando all’Europa che il fronte Visegrád è compatto e unito e che Budapest ha scelto da che parte stare.

Orbán lascia poco o niente alle due sigle di centrosinistra, la Coalizione democratica e i socialisti: entrambi si fermano appena sopra al 20%. Con il suo 52% Orbán schiaccia anche gli “amici” neonazisti di Jobbik che raccolgono un misero 6.41%. Dati che mettono a tacere chi lo voleva anti-semita per le sue posizioni sul magnate di origini ebraiche George Soros e sulla purezza dell’identità ungherese.

Il ritorno nei Popolari

Il voto «mostra come gli ungheresi credano alla necessità di un cambiamento a Bruxelles». Parlando ai suoi sostenitori a Budapest, Orbán si è detto pronto a cooperare con «chiunque voglia fermare l’immigrazione». Un riferimento, forse, a Salvini e alla sua Lega che in Europa porta a casa un risultato storico superando il 30% dei consensi.

La sfida con Bruxelles

Nel tentativo di difendere l’identità ungherese minacciata – a suo dire – da ondate di immigrazione, Orbàn ha fatto costruire un muro al confine con la Serbia. Una recinzione lunga chilometri ammirata da Salvini che vedeva in lui il suo alleato perfetto nella futura alleanza sovranista del Parlamento europeo.

Ma l’alleanza di Salvini si ferma a 58 seggi, secondo i risultati attuali, superata dal gruppo dei Verdi. Salvini sognava di essere la quarta, se non addirittura la terza forza della Camera di Strasburgo, ma il risultato a sorpresa degli ambientalisti potrebbe spingere di nuovo Orbán nelle braccia dei popolari europei, dopo che a marzo Fidesz era stato sospeso dal Ppe per le sue politiche giudicate anti-democratiche.

«È una Nazione europea, è un Paese europeo, il nostro posto è l’Europa, l’Europa è anche la nostra casa, e vogliamo cambiarla», ha ribadito Orbán dopo la vittoria ammorbidendo le posizioni che avevano costretto il Ppe a sospenderlo dal gruppo. Ma ora Orbán ha scelto, meglio cambiare l’Europa da Bruxelles: «Non vogliamo stare dove non possiamo determinare le strategie».

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