Elezioni in Polonia, i nazionalisti verso la riconferma: perché il braccio di ferro con l’Europa può durare altri 4 anni

Stando agli ultimi sondaggi, le politiche assistenzialistiche, le posizioni conservatrici e le promesse populiste avrebbero portato il PiS al 47% dei consensi

Una «scelta tra democrazia e autoritarismo». Così la neoproclamata premio Nobel per la letteratura Olga Tokarczuk ha definito le elezioni di oggi 13 ottobre nel suo Paese, la Polonia. «Per me queste elezioni sono le più importanti dalla caduta del comunismo: si deciderà se la Polonia dovrà allontanarsi dall’Europa e accantonare i valori democratici. Bisogna votare nel modo giusto».

A qualche ora dall’apertura delle urne, però, non sembrano esserci molti dubbi su chi vincerà: stando ai sondaggi, i nazionalisti di Diritto e giustizia (Pis), il partito di Jaroslaw Kaczynsk al governo dal 2015, oscillano tra il 42 e il 47 percento delle preferenze, mentre la Coalizione civica ( il principale partito di opposizione) non andrebbe oltre il 24%. Il braccio di ferro tra Bruxelles e Varsavia, dunque, potrebbe essere destinato a durare per i prossimi anni.

L’unico interrogativo in ballo, salvo clamorose sorprese, è se il Pis riuscirà a ottenere la maggioranza assoluta: se gli altri partiti dovessero riuscire a superare la soglia di sbarramento, sottraendo così al Pis la possibilità di catalizzare i loro voti, allora il premier Mateusz Morawiecki sarebbe costretto ad avviare una faticosa trattativa di governo.

ANSA | Manifestanti e polizia durante la seconda Marcia per l’Uguaglianza organizzata dalle associazioni Lgbtq+ a Lublin il 28 ottobre 2019

Le prove generali erano andate in scena durante le europee di maggio, quando il Pis aveva superato il 40% dei consensi, seppur marcato stretto al 38% da Coalizione civica. Oltre alle politiche assistenzialistico-populiste, il partito nazionalista ha fatto leva sulla difesa a spada tratta dei valori della “famiglia naturale” contro le minoranze Lgbtq+ (con il sostegno della Chiesa cattolica, al centro di un recente scandalo di pedofilia), mettendo sotto accusa i valori liberali importati dall’Occidente.

Secondo osservatori e analisti politici, in caso di riconferma del PiS, aumenterebbe il rischio di una crescente polarizzazione tra i diversi strati e generazioni della popolazione polacca: da una parte ci sarebbero le campagne e gli anziani, più sensibili ai discorsi dei conservatori; dall’altra le città e i giovani, di inclinazione più liberale, che temono l’avanzata di una società oppressiva e paternalistica.

La legge elettorale e le chance dell’opposizione

Il Pis ha di fronte a sé un’opposizione frammentata, raggruppata in diverse coalizioni. Quella più accreditata è Coalizione Civica, di ispirazione liberale, data al 28%, che ha come candidata Malgorzata Kidawa-Blonska, ex vicepresidente del Parlamento. Le elezioni di oggi dovrebbero vedere il ritorno della sinistra in Parlamento, dopo 4 anni di assenza

Ci sono poi La Sinistra, di tendenza socialdemocratica, lontana dietro al 13%, e la Coalizione Polacca, che ha un’ideologia di base cristiano-democratica e che non dovrebbe andare oltre il 6%.

Sondaggo di Politico

A favorire la vittoria del Pis c’è anche il sistema elettorale proporzionale che, unito alla soglia di sbarramento piuttosto alta (5% per i partiti, 8% per le coalizioni), dovrebbe avvantaggiare il partito di governo. La regola più insidiosa per le opposizioni è che i consensi dei partiti che non superano lo sbarramento vengono assegnati come bonus a quanti invece ci riescono. Un meccanismo che potrebbe consentire al Pis di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi aggiudicandosi i consensi dei partiti di destra sotto il 5%, pur non arrivando da solo al 50% dei voti.

Anche per questo motivo la leader di Coalizione Civica Malgorzata Kidawa-Blonska ha definito il voto di domenica «esistenziale», nel quale difficilmente l’opposizione troppo frammentata riuscirà a mettere seriamente in difficoltà il PiS.

La popolarità e le promesse del Pis

Il partito Diritto e Giustizia ha fatto promesse populiste ai cittadini polacchi, come quella di cambiare le élite sociali ed economiche del Paese: «In Ungheria Viktor Orban lo ha fatto davvero», aveva detto qualche tempo il presidente Gazeta Wyborcza. Nel 2015, la retorica anti-immigrazione aveva portato i consensi del partito al 37,6%.

A questo spirito si sono aggiunte politiche assistenzialistiche mirate a intervenire nel breve periodo sui tassi di povertà. E a favore del PiS giocano i conseguenti risultati economici: in Polonia c’è stata una crescita del 5%, e un livello di disoccupazione ai minimi storici da 30 anni (5,1%). Mentre centinaia di migliaia di polacchi emigravano nei paesi dell’Europa occidentale in cerca di stipendi più alti, altrettanti centinaia di migliaia di stranieri hanno scelto di vivere in Polonia. Negli ultimi anni, le aziende hanno assunto numerosi cittadini stranieri residenti, per lo più ucraini.

Secondo le stime sarebbe in calo anche il tasso di povertà estrema (-4% nel 2016-2017), in parte come risultato del programma centrale del Partito denominato “500+” (116 euro al mese a partire dal secondo figlio, da giugno esteso alle famiglie con uno solo), anche se risalito al 5,4% nel 2018 a causa dell’inflazione.  

In caso di vittoria, il Pis ha promesso l’istituzione di benefit e sussidi, tra cui l’innalzamento del salario minimo, controlli sanitari gratuiti per chi ha più di 40 anni, meno tasse per gli imprenditori e maggiori sostegni agli agricoltori. Per ottenere il consenso elettorale dei giovani ha proposto di introdurre detrazioni fiscali per gli under 26.  

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