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Quel campo di concentramento (inventato) che piace ai nazionalisti e ai negazionisti della Shoah

Una tesi di complotto antisemita diffusa in Polonia si basa proprio su uno sterminio inventato

Potrebbe sembrare incredibile, ma come vedremo non lo è affatto: dagli anni ’70 è stato inventato di sana pianta uno sterminio dei «polacchi non ebrei» a Varsavia. Una sorta di Olocausto parallelo, con una gigantesca camera a gas inventata. I principali sostenitori di questa versione infondata della Storia dell’occupazione nazista appartengono generalmente all’estrema destra polacca. 

Questa credenza era così radicata da finire persino nella pagina in lingua inglese di Wikipedia «Warsaw concentration camp», rimanendoci a seguito di una revisione del 2004, fino all’agosto scorso. A confermarlo è anche un’esperta di Storia dell’Olocausto nell’Europa dell’Est, la professoressa dell’Università di Tel Aviv Havi Dreifuss, come riporta la testata israeliana Haaretz.

Questa versione distorta della Storia che tende a sminuire lo sterminio ebraico è stata definita non a caso «tesi di complotto». Le tesi complottiste sono accomunate non solo dal mito di un potere oscuro impegnato continuamente a riscrivere la “Storia ufficiale”, c’è anche un meccanismo interessante che coinvolge gli autori: spesso vengono pizzicati nel commettere le stesse scorrettezze che attribuiscono ai non meglio identificati “poteri forti”.

Così chi accusa i debunker del complotto dell’11 settembre di modificare ad arte i dati sull’attentato alle Torri Gemelle, viene sorpreso puntualmente a distorcere le fonti. Uno degli ideatori della tesi delle scie chimiche venne arrestato perché deteneva in casa un pericoloso bacillo, con l’intento di inscenare un attacco bio-terrorista, scatenando la stessa emergenza che sosteneva di dover combattere. 

Così non sorprende che degli estremisti abbiano sostenuto una Storia parallela su un campo di concentramento, inventandosi una camera a gas inesistente: è esattamente la stessa cosa che i negazionisti della Shoah attribuiscono agli storici, secondo loro allineati alla vulgata dei “vincitori”. 

La Storia parallela del «Polocausto»

Nell’ottobre 2017 venne posta una targa nella chiesa di Nostra Signora a Grochow, un quartiere di Varsavia, «In memoria dei 200mila polacchi assassinati a Varsavia nel campo di sterminio tedesco Kl Warschau», alla presenza delle autorità. Peccato che non esista alcuna fonte riguardo a uno sterminio dei polacchi non ebrei.

Dopo la rivolta del ghetto di Varsavia nel 1943, vennero internati migliaia di polacchi, ma erano principalmente ebrei, in buona parte provenienti anche dal resto dell’Europa occupata. Inoltre era presente un forno crematorio e altre strutture atte allo sterminio. Nel luglio 1944 rimasero 348 prigionieri, liberati nell’agosto dello stesso anno da un reparto della Resistenza polacca.

In tutto morirono 20mila persone: polacchi ebrei, non ebrei, e di altri Paesi. Non c’è mai stato quello che i nazionalisti locali hanno definito «Polocausto», termine inventato appositamente per sostenere una sorta di «parità di sofferenza». Attenzione: un conto è ricordare che oltre agli ebrei morirono nei campi di sterminio anche altre categorie di “indesiderati”, come omosessuali, zingari e politici non allineati al regime nazista; un altro è inventare pezzi di storia con l’intento di sminuire l’entità dell’Olocausto, magari insinuando che potessero essere molto meno di sei milioni gli ebrei passati per le camere a gas, o assassinati con altri metodi.

Come nasce questa narrazione?

La prima fonte sembra essere quella del giudice Maria Trzcińska, che negli anni ’70 lavorò per una commissione del governo comunista incaricata di indagare sui crimini nazisti. Secondo Trzcińska l’intero tunnel stradale della via Józef Bem sarebbe stato utilizzato come gigantesca camera a gas, per sterminare 200mila polacchi non ebrei.

Come mai nessuno ne sapeva niente? Qui riconosciamo la carattestistica più evidente delle tesi di complotto: quella dove si suppone che migliaia di persone, per ragioni di appartenenza a determinate lobby, siano state in grado di mantenere il silenzio insabbiando tutto: i nazisti per alleggerire le proprie colpe, gli ebrei per tenere alta la stima dei loro caduti, i comunisti per poter riutilizzare la struttura. Tutti complici?

A seguito di approfondite indagini condotte dall’Istituto nazionale per la memoria (Ipn) – creato in Polonia dopo la caduta del regime comunista – scavando negli archivi storici, le tesi di Trzcińska vennero demolite senza appello. 

Tutto questo però non è servito a niente, come da manuale: chi già credeva per proprio tornaconto ideologico a questa leggenda ha continuato a farlo, più convinto di prima. E non solo: lo sterminio dei non ebrei ha cominciato a essere “ricordato” attraverso targhe commemorative, monumenti, arrivando persino a condizionare per lungo tempo la stesura di una pagina di Wikipedia, oggi finalmente aggiornata, con riferimenti a fonti che smontano la bufala.  

Foto di copertina: Haaretz/Spetsedisa/La falsa camera a gas del “polocausto”.

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