Discriminazioni contro gli ebrei: aperta un’inchiesta sul partito laburista britannico

L’Equality e Human Rights Commission ha aperto un’inchiesta su 130 casi sospetti di antisemitismo

Non è la prima volta che lo spettro dell’antisemitismo si aggira sul partito laburista britannico, ma questa volta non si tratta né di un tentativo di screditare il movimento da parte dei conservatori o di altri rivali politici, né di una ribellione da parte di una minoranza insoddisfatta dalla leadership di Corbyn.

L‘Equality e Human Rights Commission (Commissione sull’uguaglianza e i diritti umani), un comitato di vigilanza indipendente, ha aperto un’inchiesta con l’obiettivo di stabilire se il partito si è macchiato di discriminazioni nei confronti di persone ebree.

In passato l’organo di vigilanza aveva punito un altro partito britannico, il British National Party (BNP) di estrema destra, perché colpevole di aver inserito nel proprio atto costitutivo una clausola che bandiva l’adesione al gruppo ai cittadini britannici appartenenti a minoranze etniche, una regola in contrasto con la legislazione britannica in materia di «rapporti razziali» (race relations).

In questo caso invece la decisione è stata presa seguito alle denunce da parte del Movimento ebreo laburista (Jewish labour movement) e da una Ong che si batte contro l’antisemitismo nel Regno Unito (Campaign against antisemitism).

I casi documentati di discriminazioni di stampo anti-semita sarebbero oltre 130, come riportato in un recente rapporto molto critico nei confronti della leadership del partito, in un contesto nazionale in cui gli episodi di antisemitismo in tutto il Paese hanno raggiunto livelli record nel 2018.

A Jeremy Corbyn viene contestato di aver stretto in passato alleanze con gruppi di solidarietà palestinesi che hanno abbracciato posizioni considerate non soltanto antisioniste ma anche antisemite e di essere stato troppo indulgente nei confronti dei militanti laburisti che si sono macchiati di comportamenti razzisti.

Un problema che ha recentemente contribuito a convincere nove deputati a dare le dimissioni dal partito, tra cui Chuka Umunna, tra le stelle in ascesa nel partito. Un problema quindi che continua creare scandalo: il giorno dopo le elezioni europee, l’ex capo della comunicazione del Governo di Tony Blair, Alistair Campbell, è stato cacciato dal partito per aver dichiarato di aver votato i liberaldemocratici nelle elezioni, in quanto nettamente schierati contro la Brexit e a favore di un secondo referendum. Campbell ha risposto su Twitter, sottolineando come la sua epurazione sia stata molto più rapida rispetto ai ben più gravi casi di antisemitismo nel partito.

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