Salvini ha proposto una pace fiscale sulle cassette di sicurezza: «Tassa del 15% sui contanti»

di OPEN

Dopo i minibot, dalla Lega arriva un’altra proposta per sistemare i conti pubblici: una pace fiscale per i contanti non dichiarati

È sera tardi su Rai1, e Bruno Vespa sta intervistando il vicepremier Matteo Salvini nella sua trasmissione Porta a Porta in onda l’11 giugno. Il leader del Carroccio sta parlando di Europa, debito e conti pubblici. MiniBot a parte, quali strategie ha in mente per fare cassa e correggere il disavanzo? Salvini risponde dei «soldi tenuti sotto al materasso».

«Non parlo di soldi all’estero, se qualcuno ce li ha portati sono affari suoi», dice Salvini. «Molti esponenti delle banche mi dicono che ci sono centinaia di miliardi in cassette di sicurezza, fermi». Soldi nascosti e non dichiarati, a volte anche difficili da spendere per evitare di venire scoperti. E che secondo Salvini potrebbero essere dichiarati e rimessi in circolo pagando una piccola percentuale al 15%.

«Dopo i rigori di Equitalia, serve una pace fiscale per far emergere il denaro contante depositato nelle cassette di sicurezza», ha continuato il ministro dell’Interno. «Con una nuova pace fiscale daremmo il diritto di utilizzarli, e lo Stato incasserebbe miliardi da reinvestire per la crescita».

Il leghista corregge il tiro

In mattinata il vicepremier Salvini ha smentito l’intenzione di introdurre nuove tasse su conti correnti e cassette di sicurezza: «Sono cazzate di qualche giornalista che o non capisce o è in malafede», ha detto durante la diretta Facebook dal tetto di palazzo Chigi.

«Semplicemente stiamo lavorando per estendere la pace fiscale non solo alle cartelle esattoriali di Equitalia, ma sul tantissimo denaro contante che non è in circolazione perché è nascosto o custodito, qua e là. È un ragionamento per fare emergere quello che è nascosto. Noi non siamo qui per fare quello che ha fatto Monti con il sostegno di Pd e Forza Italia».

Quando il procuratore di Milano ipotizzò la voluntary disclosure

La questione del controllo dei soldi non depositati in banca non è nuova. Nel 2016, appena diventato procuratore a Milano, Francesco Greco ne parlò per la prima volta in un convegno della Cgil funzione pubblica per lanciare la sua soluzione alla crisi economica.

L’anno dopo riesumò la questione in audizione alla Camera, evocando l’ipotesi di una voluntary disclosure domestica, una collaborazione volontaria degli evasori di liquidità: si tratta della stessa proposta accennata da Salvini durante la trasmissione («tra le somme di contante che non conosco e le somme di contante sbiancate da persone che conosco, cioè che accettano di fare disclosure, preferisco le seconde»).

Non essendoci alcuna norma che impedisca l’accumulo di denaro contante, Greco aveva ipotizzato la presenza di circa 150 miliardi di euro chiusi nelle cassette di sicurezza e mai venuti allo scoperto. Di tutta questa liquidità, almeno un terzo potrebbe trovarsi in Italia e non all’estero: 50 miliardi di soldi in nero che, se intercettati, potrebbero portare preziose entrate allo Stato.

Già all’epoca Greco aveva pensato a una strategia che prevedesse una bassa tassazione e zero sanzioni per chi decidesse di dichiararli. Spendere denaro «nascosto» può essere molto difficile, soprattutto se il reddito dichiarato non è abbastanza alto da giustificare la grande spesa. Per non parlare dei rischi dell’autoriciclaggio, punito fino a 12 anni di carcere.

La misura fiscale potrebbe prevedere una regolarizzazzione a costo zero per contanti fino al 20% superiori del reddito dichiarato, con una tassazione forfettaria sul resto che consenta anche una riduzione o esenzione dalle sanzioni.

Le repliche alla proposta di Salvini

Non è tardata ad arrivare l’accusa classica del voler mettere le mani nelle tasche degli italiani. A formularla (per primo) è stato il capogruppo del Pd in commissione Bilancio della Camera, Luigi Marattin: «L’avevamo detto che sarebbero arrivati a toccare i risparmi degli italiani. Certo, non ci aspettavamo così presto. Irresponsabili».

Nello stesso governo c’è chi sostiene di non sapere praticamente nulla della proposta lanciata da Salvini sullo scudo fiscale per contanti nelle cassette di sicurezza, come il viceministro dell’Economia Laura Castelli: «Io non l’ho mai vista», ha detto dopo la conclusione del vertice “economico” a palazzo Chigi.”Io non l’ho mai vista”.

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