Ilva a rischio chiusura, Di Maio convoca ArcelorMittal. E litiga con Salvini

di OPEN

Con l’approvazione definitiva del dl Crescita, lo stabilimento di Taranto potrebbe chiudere definitivamente

Due mesi. È questo il tempo che il Governo italiano ha per risolvere una questione che va avanti da decenni. Il decreto Crescita è stato approvato anche dal Senato e ora l’ArcelorMittal minaccia di chiudere nei primi giorni di settembre. Dichiarazione che ha fatto scattare l’immediata convocazione di un tavolo al Mise prevista per il 9 luglio.

Nella stessa stanza del Ministero dello Sviluppo Economico si incontreranno Luigi Di Maio, ministro del Lavoro, le organizzazioni sindacali e i dirigenti dell’azienda franco-indiana, per «effettuare il monitoraggio dell’accordo sundacale a seguito delle azioni unilaterali di AM». Una riunione che, in sostanza, sancirà il futuro di più di 20mila lavoratori.

Intanto, lo scontro tra i due vicepremier continua. «Su #AMittal: ho chiesto al ministro Di Maio di avere ampie garanzie sul fatto che non si mettano a rischio 15mila posti di lavoro», ha commentato Matteo Salvini la mattina del 27 giugno a RadioAnh’io, sottolineando ancora una volta la posizione della Lega sulla gestione dell’acciaieria. Intervento poi riportato su Twitter: «Tutela ambiente è fondamentale, ma in un momento in cui il lavoro è una priorità bisogna fare il possibile per tutelarlo».

«La questione non si risolve con i tweet, Salvini sta danneggiando la trattativa», ha commentato Luigi Di Maio.

Perché ArcelorMittal vuole lasciare Taranto

Tutto sta nell’articolo dedicato all’ex Ilva all’interno del omnibus approvato al Senato. L’acquisizione dello stabilimento da parte dell’ArcelorMittal, formalizzato nel 2018 dopo cinque anni di commissariamento, era avvenuto partendo un presupposto decisivo: la garanzia dell’immunità penale per le conseguenze ambientali provocate dall’acciaieria durante il processo di riconversione.

Lo scudo per la conversione dello stabilimento secondo l’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale (e cioè la bonifica dell’area), terminerà ufficialmente il 6 settembre 2019. La Lega non è riuscita a prorogare al 2023 la non punibilità dell’azienda, e ora l’ArcelorMittal dovrà decidere se rimanere – pur esponendosi ai rischi delle valutazioni della magistratura- , o lasciare definitivamente il quartiere Tamburi di Taranto.

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