Cosa è successo a Bibbiano, quinto capitolo: per cosa è accusato il sindaco del Pd?

L’accusa principale per il sindaco Carletti, come scritto nell’ordinanza, è di non aver seguito «la procedura» corretta di affidamento dei servizi ai terapeuti.

Andrea Carletti, sindaco di Bibbiano, non è finito agli arresti domiciliari solo per aver dato una sala, come detto impropriamente da alcuni politici. «Non è coinvolto nei crimini contro minori», ha spiegato il procuratore Mescolini, ma nelle carte appare come «copertura» politica dell’attività del gruppo, anche perché gli affidi che si praticavano nella Val d’Enza erano ritenuti il fiore all’occhiello della zona, incensati e finanziati da Comuni e Regione.

Con lui nell’inchiesta sono indagati anche gli ex sindaci dem di Montecchio Emilia, Paolo Colli, e quello di Cavriago, Paolo Burani, entrambi in carica all’epoca dei fatti.

L’accusa principale per Carletti, come scritto nell’ordinanza, è di non aver seguito «la procedura» corretta di affidamento dei servizi ai terapeuti. «Avrebbe dovuto seguire i rigorosi criteri di trasparenza e pubblicità previsti in argomento dal D.LGS 50/2016 nonché dalle connesse linee guida nr 4/2016 dell’Autorità Nazionale Anticorruzione: per quanto attiene agli appalti sotto soglia di € 40.000,00 anche mediante affidamento diretto da effettuarsi con provvedimento adeguatamente motivato e che tenga conto dei principi generali in tema di ‘buon andamento della pubblica amministrazione’, di rotazione, di pubblicità, trasparenza e libertà di concorrenza». Cosa che non è accaduta.

La politica locale appoggiava, pubblicizzava e finanziava il «modello», perché tale era, senza porsi troppe domande. Anzi, istituzioni pubbliche, giudici e periti pendevano dalle labbra del gruppo di sedicenti esperti. La giunta regionale dell’Emilia Romagna ancora il 24 giugno, a tre giorni dall’esplosione dell’inchiesta finanziava il progetto «Sono tutti figli nostri?» dell’associazione «Sinonimia teatro cultura e bellezza» dell’indagata Fadia Bassmaji.

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