Conte prova a mediare sulla giustizia e avverte i vicepremier: serve un nome, o niente commissario Ue

Tra poche ore il premier incontrerà Ursula Von Der Leyen: ci sarebbe tempo fino al 26 agosto per fare il nome del commissario italiano, ma la neopresidente sembra avere fretta

A palazzo Chigi si trascinano le conseguenze del consiglio dei Ministri di mercoledì durato quasi 9 ore. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha provato ancora una volta a mediare tra le richieste della Lega e del Movimento 5 Stelle.

Per questo ha incontrato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che al termine della riunione ha dichiarato: «Se l’obiettivo è la riduzione dei tempi del processo penale, se è veramente questo, come abbiamo sempre detto, con il Movimento Cinque Stelle si sfondano porte aperte. Questo è anche il mio obiettivo. Stiamo lavorando a una proposta ambiziosa e radicale».

Il testo della riforma della giustizia era stato approvato con la formula salvo intese e per questo dovrà essere approvato di nuovo dal consiglio dei Ministri. La bozza presentata dal M5S non ha convinto gli alleati leghisti. Se ne riparlerà almeno a settembre, ma i segnali che arrivano dalla Lega sono tutt’altro che distensivi.

«O le cose si fanno bene o noi la faccia non ce la mettiamo, è questione di serietà. Faccio l’avvocato da anni: se una riforma non cambia le cose io non la voto – ha detto il ministro leghista Giulia Bongiorno – Questa riforma di Bonafede se fosse incisiva sarebbe stata votata in tre minuti. il problema è che non è incisiva, che le norme che servirebbero non ci sono».

L’incontro con Ursula von der Leyen e la nomina del commissario

In questo contesto il premier Conte riceverà la neo-presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Ma il partito di Matteo Salvini, dopo il ritiro della candidatura di Giancarlo Giorgetti, non ha ancora deciso chi proporre. Il governo potrebbe perdere la carica di commissario alla Concorrenza, a cui invece puntava.

Ci sarebbe tempo fino al 26 agosto per fare il nome, ma von der Leyen mette fretta perché manca ancora l’indicazione di dieci Paesi e soprattutto solo sette dei nomi fatti finora sono di donna: vorrebbe un maggiore equilibrio. Salvini, però, ostenta tranquillità.

A chi gli fa notare che viene auspicata una donna, il leader leghista ha risposto: «Vogliono dirci anche se bionda?». E assicura di avere pronto un nome di politico della Lega, «non un tecnico perché i tempi dei Monti sono finiti».

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