Greg Zanis, l’uomo che costruisce le croci per le vittime delle sparatorie: 27mila in 20 anni

Il falegname sessantottenne era a Columbine nel 99, a Sandy Hook nel 2012, a Orlando nel 2016, a Dayton e El Paso questa settimana

Era il 1999 e a Columbine è avvenuto il primo massacro trasmesso dalle televisioni nazionali, che ha sconvolto l’America e segnato una generazione. Il giorno dopo, Greg Zanis ha lasciato la sua casa a Chicago e ha guidato per 14 ore fino alla cittadina del Colorado, per piantare 13 croci in memoria delle vittime.

Da allora, l’ormai 68enne ha costruito e trasportato gratuitamente 26mila croci di legno dove erano avvenute stragi o uccisioni di massa. Il 5 luglio era a Dayton e a El Paso, dopo le sparatorie in cui sono morte complessivamente 29 persone.

È stato un crimine da arma da fuoco, l’omicidio del suo suocero, a risvegliare nel 1996 questa vocazione di Zanis, falegname greco-americano. Nel gruppo di sostegno che ha iniziato a frequentare dopo aver ritrovato il padre della moglie in cantina in una pozza di sangue, una donna gli ha offerto 20 dollari per costruire una croce in memoria della sua bambina, morta a sei anni. Il falegname ha rifiutato il denaro ma ha svolto il lavoro, ripetendo il favore per altri membri del gruppo.

Foto: Epa | Larry Smith Greg Zanis pianta una croce dopo la sparatoria al Walmart di El Paso, Texas, il 5 agosto 2019

Da allora, Zanis ha percorso gli Stati Uniti in ogni direzione per deporre una croce bianca ogni volta che delle vite umane venivano brutalmente interrotte, principalmente a spese sue, aiutato dall’associazione da lui fondata Crosses for Losses. «Dopo aver lasciato Parkland ho pianto per due giorni», ha raccontato Zanis al New York Times, in riferimento alla sparatoria nella scuola in cui sono rimaste uccise 17 persone nel 2018. Poche settimane prima, la figlia del falegname era morta di overdose.

Zanis c’era dopo la sparatoria alla sinagoga di Pittsburgh, a Sandy Hook, al festival musicale di Las Vegas dove sono morte 58 persone, e anche vicino a casa, a Aurora, il 15 febbraio 2019 dove sono rimasti uccisi 5 dei suoi vicini. «Non sono un attivista anti-armi da fuoco e nemmeno un uomo di Chiesa, l’unico scopo di quello che faccio è aiutare le persone a superare il lutto», ha affermato.

Foto: Epa | Bob Pearson Greg Zanis a Aurora, in Colorado, il 22 luglio 2012 dove erano state uccise 12 persone

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