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La svolta etica dei capitalisti Usa, 180 top manager dicono di volersi impegnare per ambiente e lavoratori

20 Agosto 2019 - 08:04 Redazione
epa05050930 CEO of JP Morgan Chase Jamie Dimon participates in a panel discussion entitled 'Financial Inclusion to Advance Global Growth and Equality', during the Financial Inclusion Forum hosted by the US Department of the Treasury and the US Agency for International Development (USAID) at the Treasury Department in Washington, DC, USA, 01 December 2015. The forum brought together leaders from the US and foreign governments, financial institutions and other corporations, and nonprofits; to discuss ways to increase access to safe and affordable financial services.  EPA/MICHAEL REYNOLDS  EPA/MICHAEL REYNOLDS
Un manifesto per decretare la fine di un capitalismo spietato e mercatistica che insegue soltanto i profitti. Ma si tratta di un'operazione di facciata?
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Jamie Dimon non è il nome che ti aspetteresti di vedere in fondo a un documento che invoca la giusta remunerazione dei lavoratori e maggiori tutele ambientali. Eppure il CEO della banca d’investimenti JP Morgan Chase nonché presidente del Business Roundtable, un’associazione che raggruppa i maggiori manager e figure del mondo capitalista Usa, ha fatto esattamente questo insieme a circa 180 altri manager.

In un nuovo documento non vincolante presentato il 19 agosto i capitani d’industria hanno gettato le basi per un capitalismo diverso, consapevole e solidale, il cui obiettivo non è semplicemente il perseguimento dei profitti e quindi la remunerazione degli azionisti, ma anche il valore che ogni imprese genera per la comunità, a partire dai dipendenti.

L’associazione

Nata nel 1972 grazie al presidente di Alcoa John D. Harper e del CEO di General Electric Fred Borch, l’associazione si è distinta in passato per i tentativi di promuovere sgravi fiscali nel settore privato, bloccare leggi anti-trust, ostacolare l’azione sindacale dei lavoratori e boicottare i tentativi di includere maggiori tutele, anche di tipo ambientale, negli accordi di libero scambio varati dai governi Usa.

Recentemente però il gruppo – composto d’alcuni tra i manager delle maggiori aziende Usa, tra cui anche Amazon e Johnson&Johnson – che si incontra regolarmente per discutere, appunto, di temi d’interesse pubblico, ha abbracciato cause più progressiste, denunciando per esempio la politica del Presidente Usa Donald Trump in materia d’immigrazione e in particolare la separazione di famiglie di immigrati al confine.

Il documento

Anche se l’inizio del documento non segna una svolta epocale – : «Crediamo che il libero mercato sia il miglior modo di generare lavori buoni, un’economia forte e sostenibile, di favorire l’innovazione, garantire un ambiente sano e opportunità economiche per tutte» – nella seconda parte l’obiettivo delle imprese viene ridefinito così da mettere sullo stesso piano gli azionisti e gli altri “portatori d’interesse”, tra cui:

  • I consumatori, le cui aspettative le compagnie americane devono non soltanto soddisfare ma eccedere
  • I dipendenti ai quali i firmatari si impegnano di dare una giusta compensazione, benefici significativi e corsi di formazione
  • I fornitori, con l’impegno di trattarli in modo etico
  • Le comunità in cui viene svolto il lavoro, un richiamo alla responsabilità sociale di ogni azienda

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