Prove tecniche di disarmo M5s-Pd, il colpo di scena: congelato il taglio dei parlamentari

Il voto salta e la conferma arriva dalla capigruppo a Montecitorio, alla luce di quanto deciso in caso di crisi di governo

Alla fine si è fermato il taglio dei parlamentari. A poche ore dalle dimissioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la conferenza dei capigruppo alla Camera ha cambiato l’ordine del giorno previsto per la seduta di Montecitorio di domani, che prevedeva il voto sulla riforma costituzionale che avrebbe ridotto il numero dei parlamentari dagli attuali 945 tra Camera e Senato a 600 totali, 200 senatori e 400 deputati.

Sarebbe stato il quarto e ultimo voto necessario all’approvazione definitiva della riforma, cara ai 5 Stelle. Un elemento che Luigi Di Maio aveva rilanciato nella negoziazione della crisi di governo e nelle prime risposte date a Matteo Salvini al momento del suo innesco. E un elemento di lontananza, oggi e in quest’era politica già mutata, tra i due nuovi protagonisti, in trattativa per formare una maggioranza alternativa al governo Conte: il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico, da sempre, invece, contrario alla riforma.

Il voto quindi salta e la conferma arriva dalla capigruppo di oggi a Montecitorio, alla luce di quanto già deciso dalla precedente conferenza in caso di crisi di Governo. Nonostante quindi l’ok definitivo fosse alle porte, il voto sulla riforma verrà trasformato in un dibattito sul tema, che dovrà essere calendarizzato successivamente alla risoluzione della crisi.

In copertina Luigi Di Maio, a destra, e Nicola Zingaretti, Roma, 10 dicembre 2018. ANSA/Riccardo Antimiani

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