Iran, si dà fuoco per protesta contro il divieto ad andare allo stadio: morta per ustioni. Amnesty: «La Fifa non resti in silenzio»

Il caso sta provocando forti polemiche contro le autorità della Repubblica islamica

Temeva una condanna a sei mesi di carcere per aver sfidato il divieto per le donne di accedere allo stadio ed esserci entrata per assistere a una partita, e così si è data fuoco.

È accaduto una settimana fa in Iran: la ragazza, Sahar Khodayari, è deceduta la notte scorsa in un ospedale di Teheran.

Ora l’Iran aprirà un’inchiesta dopo che la vicepresidente iraniana per le Donne e la Famiglia, Massoumeh Ebtekar, in una lettera citata dal quotidiano statale Iran, ha fatto richiesta direttamente alla magistratura

Secondo il sito Mizan, organo web della magistratura di Teheran, nei confronti della donna non era tuttavia ancora stata emessa alcuna sentenza.

Il caso sta provocando forti polemiche contro le autorità della Repubblica islamica.

Le reazioni

La morte di Sahar Khodayari dimostra «il terribile disprezzo delle autorità iraniane per i diritti delle donne».

Lo ha dichiarato il direttore di Amnesty International per il Medioriente e il Nord Africa, Philip Luther, definendo «straziante» il suicidio della donna in protesta contro l’impossibilità delle donne ad assistere a partite di calcio maschile imposto in Iran.

«Il suo unico “crimine” era quello di essere una donna in un paese in cui le donne subiscono discriminazioni che sono radicate nella legge e vengono applicate nei modi più orribili che si possano immaginare in ogni ambito della loro vita, persino nello sport», ha detto Luther.

«Da quanto ne sappiamo, l’Iran è l’unico paese al mondo che ferma e punisce le donne che cercano di entrare negli stadi di calcio. Questo divieto discriminatorio deve cessare immediatamente e la comunità internazionale, compreso l’organo di governo mondiale del calcio, la Fifa e la Confederazione asiatica del calcio, devono agire con urgenza per porre fine a questo divieto e garantire che alle donne sia consentito l’accesso a tutti gli stadi sportivi senza discriminazioni o rischi di accusa o punizione», ha aggiunto.

Amnesty chiede infine che «la sua morte non sia vana» e che porti a un reale «cambiamento in Iran se si vogliono evitare ulteriori tragedie in futuro».

In copertina: Sahar Khodayari | Twitter

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