Francia, aveva un Cimabue in cucina senza saperlo: la scoperta dopo anni, vale milioni

Un’anziana teneva la piccola opera in casa. Era convinta come tutta la sua famiglia che fosse solo un quadro privo di valore

Per anni un quadro attribuito al grande pittore italiano Cimabue è stato appeso sul muro della cucina di una casa a Compiègne, a nord di Parigi. Finché non è arrivata una scoperta casuale, che ha attirato l’attenzione degli esperti.


Il tema dell’opera è “Il Cristo deriso”, è un piccolo dipinto di 25,8 cm per 20,3 e, secondo l’esperto di opere d’arte Canibet Turquin citato da Agi, doveva far parte di un Dittico del 1280 nel quale erano rappresentate scene simili sulla Passione di Cristo lungo otto pannelli. Finora erano noti solo “La flagellazione di Cristo” della Frick collection a New York e la “Vergine col Bambino in trono e circondata da due angeli”, custodita alla National gallery di Londra.

Un’anziana che vive nella casa vicino Parigi ha segnalato l’esistenza dell’opera e l’ha fatta valutare da Turquin. Finora la famiglia della donna ha sempre considerato il quadro una semplice icona, ma la stima reale del quadro oscilla tra i 4 e i 6 milioni di euro.

L’opera sarà messa in vendita presso Senlis da Acteon il prossimo 27 ottobre. Si tratta della prima volta in decenni che viene messo all’asta un dipinto di Cimabue. La riflettografia a infrarossi ne ha rivelato l’eccellente stato di conservazione, sostengo gli esperti di Turquin, a detta dei quali «l’attribuzione verrà messa in discussione: è evidente, confrontandolo con gli altri suoi dipinti, che è la stessa mano».

Chi era Cimabue

Cimabue, pseudonimo di Cenni (Bencivieni) di Pepo (Firenze, 5 o 19 settembre 1240 circa – Pisa, 24 gennaio 1302), è una delle più grandi figure dell’arte prerinascimentale. Pittore di spregiudicata capacità innovatrice, si hanno notizie di lui dal 1272. Dante lo cita come il maggiore della generazione antecedente a quella di Giotto, di cui secondo il Ghiberti fu al contempo maestro e scopritore. Vasari lo indicò come il primo pittore che si discostò dalla «scabrosa goffa e ordinaria maniera greca», ritrovando il principio del disegno verosimile “alla latina”. A detta degli esperti, a Cimabue spetta un passo fondamentale nella transizione da figure ieratiche e idealizzate (di tradizione bizantina) verso veri soggetti, dotati di umanità ed emozioni, che saranno alla base della pittura italiana e occidentale.

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