Le reazioni degli esponenti M5s alla Carta di Firenze. Appendino: «Richieste surreali. Serve compattarsi»

Se i dissidenti pentastellati chiedono il superamento della figura del capo politico e la piena proprietà di Rousseau da parte del Movimento, altri esponenti del M5s richiamano all’unità nel partito

Che nel firmamento dei Cinque Stelle stesse per esplodere una supernova era palese da tempo. E tale esplosione è arrivata proprio nel decimo anniversario della fondazione del MoVimento Cinque Stelle.

La “Carta di Firenze“, scritta da un gruppo di scettici pentastellati nel capoluogo fiorentino alcuni giorni fa e pubblicata nottetempo, si propone di portare a un nuovo “Rinascimento del MoVimento”. I dissidenti contestano anzitutto la progressiva «dissoluzione del progetto politico», anche in luce della nuova alleanza di governo con il Partito Democratico

Ed è così che i dissidenti pentastellati della primissima ora richiedono, in sintesi, che all’interno del Movimento vi sia maggiore democrazia, che vengano posti limiti sui poteri del capo politico Luigi Di Maio e che la proprietà della piattaforma Rousseau passi dall’Associazione omonima al MoVimento. 

Il ruolo del sindaco

Ma le reazioni a questo colpo non si sono fatte attendere. La prima a pronunciarsi è stata la sindaca di Torino Chiara Appendino che ha invitato tutti a «ricompattarsi e a non lasciarsi andare ad una guerra interna a chi può diventare o no capo politico».

«Mi sembra una richiesta un po’ surreale. Non ho letto il dettaglio. Ho detto più volte che il Movimento ha un suo capo politico, peraltro scelto. Lui lo sta guidando», ha dichiarato la sindaca torinese.

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