Brexit, si riparte lunedì. Il Regno Unito avrà una seconda possibilità per spiegare la sua proposta

Mancano meno di quattro settimane alla Brexit e l’accordo sembra ancora lontano

Alla fine la Commissione europea ha scelto di venire incontro a Boris Johnson. Dopo aver respinto la nuova proposta sulla Brexit presentata dal Governo britannico in settimana e dopo aver rifiutato di continuare gli incontri durante il weekend, ecco che il negoziatore britannico David Frost tornerà a Bruxelles lunedì 7 ottobre per presentare nuovamente la proposta nel dettaglio all’Unione europea.

Lo stallo sui negoziati

Con una nota ufficiale, venerdì 4 ottobre la Commissione europea ha spiegato che al termine della riunione degli ambasciatori dei 27 (Coreper) col capo negoziatore della Ue Michel Barnier di ieri sera, gli Stati membri hanno «concordato che le proposte del Regno Unito non forniscono le basi per concludere un accordo».

Due giorni prima, mercoledì 2 ottobre, in un comunicato stampa la Commissione aveva risposto al piano del governo britannico spiegando quali erano i punti di criticità che lo rendevano ai loro occhi inadeguato. In primis, mancavano dei chiarimenti riguardo all’esatta natura (e posizionamento) dei controlli doganali previsti per il confine tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica irlandese.

La nuova proposta del Governo – che va a sostituire l’accordo negoziato da Theresa May, bocciato ben tre volte dal parlamento britannico – prevede inoltre che i dettagli tecnici su come gestire l’uscita del Regno Unito dall’Ue vengano definiti – d’accordo con l’Ue o unilateralmente da parte del Regno Unito – soltanto durante il periodo di transizione di circa 14 mesi. Un’altra proposta ritenuta inaccettabile.

Johnson paventa di nuovo l’ipotesi “no deal Brexit”

Nonostante Boris Johnson abbia dichiarato di essere intenzionato a rispettare una legge varata dal parlamento che impegna il Governo a chiedere alla Commissione europea un’altra proroga sulla Brexit (di tre mesi, fino al 31 gennaio 2020) se non sarà stato trovato un accordo entro il 19 ottobre, il primo ministro britannico continua a giocare con l’idea di un’uscita senza accordo.

Tanto che venerdì sera Johnson ha smentito l’ipotesi su Twitter, scrivendo: «Un nuovo accordo o niente accordo – ma niente proroga». Un nuovo accordo sembra ancora lontano e cresce il fastidio da parte dell’Unione europea per il tentativo da parte del governo britannico di addossare a Bruxelles la responsabilità dello stallo sui negoziati.

Una strategia documentata in una nota, fatta trapelare alla stampa in un’ennesima fuga di notizie, in cui gli assistenti di Boris Johnson istruivano i deputati conservatori di tacciare l’Ue di «follia» qualora avesse respinto la proposta del Governo, come infatti è accaduto.

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