Taglio dei parlamentari, oggi la discussione in Aula. La destre compatte a favore, sì con riserva di Pd e Leu, +Europa unica contraria

Se il provvedimento dovesse essere approvato, i deputati diventerebbero 400 e i senatori 200. L’esito è previsto per martedì 8 ottobre

Torna alla Camera dei deputati la legge per il taglio dei parlamentari, cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle. Luigi di Maio, a suo dire «molto emozionato» per il taglio dei parlamentari, ha detto di aspettarsi un voto a favore da parte dell’intero parlamento. La maggioranza dovrebbe esserci: sono già arrivati «sì» di tutti i partiti, con l’eccezione di +Europa che definisce la riforma «un oltraggio al Parlamento».

Le destre favorevoli

Matteo Salvini, in visita a Trieste per l’omaggio ai due poliziotti uccisi, ha già dichiarato l’intenzione della Lega di votare “sì” per la terza volta anche se i deputati del Carroccio non parteciperanno oggi ai lavori dell’Aula, in protesta contro l’assegnazione del reddito di cittadinanza alla ex brigatista Saraceni.

Favorevole anche Forza Italia, dopo aver votato due volte a favore ma essersi astenuta dal voto nella terza lettura al Senato, che si è svolta lo scorso luglio prima della crisi che ha portato alla fine del governo gialloverde.

Lo ha annunciato in Aula Laura Ravetto, senza però esimersi dalle critiche: «Noi voteremo a favore della riforma, ma rivolgiamo un appello ai 5 Stelle: abbandoniamo la mitomania della finta democrazia diretta, perché se ridimensioniamo il Parlamento allora gli ridiamo un ruolo».

Parole dure anche per il Pd, criticato per la sua «incredibile conversione», ovvero la scelta di dichiararsi favorevoli alla riforma, «dopo aver votato no a qualsiasi taglio dei parlamentari, definendola una riforma incostituzionale». Confermato anche il sostegno di Fratelli d’Italia: «FdI ha sempre votato a favore, ha sempre sostenuto questa riforma», ha ricordato in Aula Fabio Rampelli, esprimendo però la preferenza del partito di Giorgia Meloni per una riforma “organica” della Costituzione.

La sinistra divisa tra contrari e dubbiosi

L’unica forza politica a essere nettamente contraria al taglio dei parlamentari e ad aver annunciato il voto contrario è + Europa. «Il “taglio delle poltrone” con la ghigliottina dell’antipolitica non è una riforma, ma un oltraggio al Parlamento e una mutilazione della Costituzione che, senza una modifica del bicameralismo paritario e delle norme elettorali, renderà le camere meno efficienti e meno rappresentative» – afferma la senatrice, dicendosi «orgogliosa di rappresentare la sola forza politica presente in Parlamento che confermerà il voto contrario espresso nelle precedenti tre letture della legge» e tacciando Pd, LeU e Italia Viva «subordinazione volontaria all’ideologia antipolitica e al disprezzo della democrazia parlamentare».

Parlando ai microfoni di 24Mattino su Radio 24, Graziano Delrio, presidente dei deputati Pd si è espresso a favore del taglio dei parlamentari ma ponendo alcune condizioni: «Così questa riforma, senza modifiche costituzionali – ha dichiarato Delrio – rischia di togliere rappresentanze a regioni e partiti, quindi crea uno squilibrio di democrazia». Ma, come ha spiegato Debora Serracchiani in un’intervista a Radio Capital, il voto del Pd dovrebbe essere assicurato.

«Il sì al taglio lo abbiamo messo nell’accordo politico per far nascere questo governo, abbiamo dovuto fare compromessi, ma abbiamo ottenuto qualcosa di diverso rispetto a quando votammo no le volte precedenti. Nel documento di maggioranza che sarà presentato domattina – rassicura la vicepresidente del Pd – ci saranno tutti gli aspetti sui correttivi necessari perché in alcune regioni rischia di ridurre in modo molto forte la rappresentanza».

Si anche da parte di Liberi e Uguali – che però lancia la proposta di far svolgere il referendum per confermare la riforma – e dal partito di Matteo Renzi, Italia Viva. «La riduzione del numero dei parlamentari è obiettivo che il parlamento si è più volte dato anche nella scorsa riforma […] e quindi non abbiamo difficoltà né imbarazzi nell’accingerci a votare a favore», ha dichiarato nell’Aula della Camera Marco Di Maio, esponente di Italia viva.

La riforma

Il ddl costituzionale n. 214-515-805-B prevede una riduzione dei parlamentari in entrambe le Camere. A Palazzo Madama ci saranno 115 senatori in meno (da 315 a 200), mentre alla Camera si passerà dagli attuali 630 a 400 deputati. In totale quindi una riduzione di 345 “poltrone”. Il decreto che porta la firma dei senatori Quagliarello, Calderoli, Perilli, Patuanelli e Romeo, modifica gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione. 

Ci sarà anche un taglio dei senatori eletti all’estero: non saranno più 6, ma 4 per camera. Inoltre, nessuna Regione o Provincia autonoma potrà avere meno di tre senatori (eccezione per il Molise, che avrà un rappresentante al senato e la Val d’Aosta, che ne avrà uno).

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